I furbetti del copiaincolla

Mi sono trovato alcune volte su facebook a considerare spiacevoli e poco edificanti alcuni episodi. Mi riferisco allo scopiazzamento. Si mette una citazione dotta, profonda, senza citarne l’autore e spacciandola per propria. E sotto è un fiorire di commenti sulla genialità e la bravura di colei o colui che l’ha scritta.
A parte che la furbata dura poco, visto che i social hanno ridotto i famosi sei gradi di separazione, e si scopre in niente da dove viene lo scopiazzamento, c’è anche un problema che viene trascurato. Quando si copia, si prende comunque il lavoro di qualcun altro e lo si spaccia per proprio. Non sembra ma anche questo è un furto.
Recentemente però anche nel campo del diritto si è cominciato ad analizzare il fenomeno, nei Tribunali cominciano ad aversi le prime cause per violazione del diritto d’autore su facebook. Ci possono essere diversi modi di violare. Non si parla solo di SIAE, ma di più semplici paternità di opere. Sul web chi scrive qualcosa non la mette alla mercè di tutti, ma è rimesso a regole. Una di queste è dettata dalle licenze Creative commons, cui aderiscono molti autori e blogger. Con questa licenza si dice: “tu puoi prendere i miei contenuti, ma non puoi stravolgerli, modificarli e venderli e devi espressamente dire che sono miei”, è una licenza che protegge a livello internazionale, ma concedendo il materiale.
Al di là di questo, chiunque copia non è solo indelicato, ma va anche contro la normativa italiana, non è solo violazione di licenza.
C’è la violazione del diritto di “paternità”, quando non si cita espressamente la fonte o non se ne riporta il contenuto, il famoso Cit.
C’è la violazione del diritto di riproduzione, quando si prende un pezzo del contenuto altrui senza citarlo, e facendone copiaincolla
Del diritto di comunicazione al pubblico, se già un articolo era presente sul web e senza permesso lo si è copiato, senza mettere il link, che invece autorizza perchè rimanda alla pagina “giusta”, o la condivisione.
C’è appunto la violazione di licenza, se il contenuto è protetto SIAE o Creative commons.
Il fatto che questi comportamenti vengono disattesi ogni giorno, non li giustifica, non lo dico io, lo dicono gli organi di giustizia. Un comportamento diffuso non è un comportamento per forza ammesso dalla legge.
Lo scherzo costa caro. Utilizzare materiale altrui e spacciarlo come proprio è un reato penale, e si mette in moto da solo, basta la denuncia.
Senza contare che alla lunga, il gioco si scopre, e tanto fighi non si è più. Ne vale davvero la pena?

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