Il suicidio stagnante

L’isola di Bangka, in Indonesia era ridente e viveva di pesca. Pochi forse la conoscono, molti però usano ciò che proviene da lì.
Poco più grande di Cipro, è una miniera a cielo aperto per l’estrazione dello stagno, prima ci si facevano i soldatini, adesso i telefonini. Il metallo è un ottimo assemblante e viene usato per gli smatphone e i tablet.
Da Bangka viene, udite, il trenta per cento dello stagno usato nel mondo per la produzione. L’isola intera è impiegata alla sua estrazione. Le industrie che richiedono il prezioso metallo, ovviamente adottano per l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori le misure di sicurezza opportune, pressappoco quanto respirare amianto in polvere da appena nati. Le misure dette ad minchiam.
L’isola è un enorme cratere sfondato pieno di acque reflue acide. Lo stagno non viene estratto andando in fondo alla terra, ma immergendosi in mare, senza respiratori, senza tute. Sono stati scoperti nuovi filoni che stanno facendo deforestare, l’isola viveva di pesca, riserva infinita, ora per lo stagno non ci sono più pesci, e prima o poi l’estrazione finirà.
I minatori muoiono per respirare emissioni oppure annegando. A Soma, in Turchia, ne sono morti 287 in una volta, qui uno, ogni giorno da sempre. Un decesso a ogni tramonto di sole, in media. Muoiono per il crollo dei pontili in legno che cadono senza preavviso. Sepolti da sabbia e acqua, si resta in fondo anche per mezz’ora prima di essere ripescati. Le aziende produttrici imboscano i dati, se ne conoscono solo sette, che hanno ammesso di estrarre da lì. Hanno promesso che provevderanno, promesse annegate, com il prossimo minatore a breve. Per costruire telefonini stanno uccidendo l’Indonesia, per smaltirli l’Africa. Tutto questo ha un solo nome, suicidio assistito. Le grandi industrie suicidano e noi assistiamo impotenti. Possiamo solo cominciare a contare, un morto al giorno, tra Africa, Indonesia e chissadove. Si chiama progresso. Scava la fossa a tanti. Uno, due, tre, quattro, cinque…

Powered by Blogger.