La sindrome di Messi

Sindrome di Messi. Potremmo chiamare così quella sensazione pervasiva di non essere mai autorizzati a sbagliare. O a calare di rendimento.
Lionel Messi lo conoscono tutti, calciatore del Barcellona che ha frantumato ogni record di trofei vinti e di gol segnati. Un campione fatto e finito.
Eppure, c’è chi ha il coraggio di dire ancora “eppure”.
Eppure non è campione del mondo con la sua nazionale, Eppure se sbaglia una partita o si infortuna “prima o poi doveva crollare”.
Eppure se la sua squadra perde e lui non segna, per tutti è crisi.
La sindrome di Messi nella vita quotidiana è propria di chi fa tutto per chi ama, chi ci mette impegno anche quando è con una gamba sola. E non sbaglia quasi mai. È il quasi che lo frega. Riscuote apprezzamenti, ma guai ad avere flessioni. Nel caso in cui questo malauguratamente succeda, il buono fatto prima, passa in cavalleria. Tutto vano.
Magari ha fatto un errore grande quanto un granello di sabbia. Ma è notorio che i granelli di sabbia inceppano meccanismi ben oliati.
Questa sindrome, qualora venga contratta, fa venire il dubbio a chi ne è affetto, se valga la pena, appunto, esprimere tutto l’affetto di cui si è affetti. Considerato che, chi gioca al risparmio e ama col contagocce, se fa un bel gesto occasionale, è addirittura idolatrato. Mentre chi si dedica con costanza all’amore dei propri cari ottiene solo il latrato. Nel senso di lamento.
Viene voglia di tirare indietro la gamba e chiedersi se valga la pena, ma purtroppo, come Messi, non è possibile, chi ha questa sindrome non ci riuscirà mai.

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