Meglio Essere Peter Parker

Meglio non avere costumi. Fare il supereroe è una gran fregatura, e mentre prendo questa scatola forse per la prima volta sento che le dita servono a uno scopo buono. Non so se si può mettere da parte se stessi. Di sicuro le dita possono ucciderti, pian piano, senza troppa fretta e facendoti credere di essere immortale.
La mia ragnatela me la sono costruita io. Niente alibi. Anche se ne avrei tanti e tutti spendibili. Ma da quando c’è il più grande amore della mia vita non ho molta benzina nel serbatoio delle cazzate.

Hai sempre avuto questo carattere scrutatore. A volte sei una volpe che sfugge alla caccia, altre sei uno squalo che fiuta sangue. Quel giorno in cui decidesti che la mia strada per quanto sterrata poteva coincidere con la tua, che mi sembrava ben asfaltata. Nessuno era più diverso di noi due. La tua vita, la tua timeline sembrava regolare. All’apparenza. Come tutte le donne che sembrano ubbidire a un percorso determinato invece per avere una luce giusta per fotografare i tuoi sogni hai quasi dovuto giocarti tutto il colore dei tuoi occhi. Non venivi da una vita felice, non te ne aspettavi una da favola con me. Ma una cosa in quel guazzabuglio di uomo che sono l’avevi capita, la mia anima ammaccata nascondeva un segreto e rivelava che ero tanto imperfetto in tutto che la somma avrebbe potuto tranquillamente dare un buon padre. “sei sicuro?” “si, sono sicuro”.

Me lo chiedesti tenendo in mano un paio di pantaloni che volevi regalarmi. La taglia non ti sembrava quella di un essere umano in salute. Fu allora che cominciasti a guardarmi con occhi diversi, con la paura di dovermi fare da guard rail, per troppa passione a sbandare che sembrava emergere.
La verità è che sono come Superman, anzi no, è troppo perfettino, Preferisco essere Spiderman.
Purtroppo Spiderman ha troppe paturnie, si guarda allo specchio e non si piace, ma va avanti. Ecco io sono la parte di Spiderman che rimane incastrata allo specchio. Destinata a non piacersi. Però fuori continua a sembrare bello muscoloso, armonioso quando si muove. Anzi io sono peggio di Spiderman e ho la tuta e i poteri e come lui ho un alieno nero che si impossessa di me. Nel fumetto si chiama Venom e  rende Spiderman più fico di prima. Più bello, con un look dark. Ma di fatto se lo sta sbranando dall’interno tenendogli in vita le elementari funzioni cerebrali.
Lo spazzolino spezzato che una volta trovasti nel mio cassetto, i collassi che ogni tanto avevo, le cicatrici vere e non simboliche nel mio stomaco, tre denti persi, non sono il tempo che passa e incapacità di liberarsi di oggetti inutili.

Questi indizi che hai trovato ti hanno svelato la mia identità segreta, il mio Venom, uno Spiderman incastrato tra specchio e voglia di piacere, tutti i requisiti che dovrebbe avere una persona che si accetta rivoltati al contrario. La mia tuta dark, il mio alieno si chiama bulimia.  So che certe volte ho come l’impressione di entrare in una stanza buia e alcuni fantasmi, iniziamo a picchiarmi da tutti i lati. Il tempo non guarisce, si impara ad accendere la luce.
Ti ho confessato la mia identità segreta. Per te è stato duro. Pensavi che andare dalla psicologa dopo che era nato nostro figlio fosse un modo per guarire dalle cicatrici che mi aveva inferto una famiglia che non mi ha fatto crescere con un amore come Dio comanda. Avrei voluto annoiarmi a volte che cercare di fuggire dalla depressione di mio padre, dalla sua morte per tumore e prima ancora dal suo tentato suicidio. Sono un uomo con l’anima ammaccata e capace in qualsiasi momento di gesti d’annullamento proverbiali. Raptus di acquisti improvvisi di cibo che non si può ingurgitare tutto in un solo pasto nemmeno nelle gare per il guinness dei primati, per poi ficcarsi quello spazzolino strategico fino in gola.
Adesso ti spieghi il perchè della mancanza della testa, delle setole. È più comodo da maneggiare e la parte spezzata è acuminata al punto giusto per la pressione. Ti consente di abbassare la lingua e arrivare meglio a spingere per vomitare.
Questa non è una bella storia. Il supereroe al contrario difende comunque ciò che deve nascondere a tutti. Pensavi che la confessione fosse il primo atto di una risurrezione. Io avevo intrapreso un percorso psicoterapeutico, in una notte insonne ti avevo confessato il mio rosario di vomito.

Speravo anche io che confessando avrei smesso di scalare muri pur di non fare vedere la mia vergogna. Dicendoti tutto avrei finalmente dormito sonni tranquilli senza nidi di ragnatele di menzogne e omissioni. Niente più “ho trovato uno scontrino, sei stato al supermercato e hai comprato un sacco di porcherie”. Invece no.
Se un personaggio funziona e affascina è difficile rinviare la fine. Far morire “l’alieno” che mi stava divorando da dentro, che mi aiutava a buttare fuori il nutrimento non è stato facile. Non so nemmeno dire quando e come sia successo.
So il perchè.  Come nel discorso del film “Radiofreccia” ognuno di noi si merita un padre e una madre decenti almeno finchè non sta in piedi.
A volte ancora adesso, non posso entrare dentro un supermercato, senza avere una timida tentazione di riproporre quei “festini” con me solo come invitato, dove davo il peggio di me. Spesso prima di entrarvi devo mangiare qualcosa per evitare di fiondarmi su porcherie che vanno da patatine “più gusto” a torte ipercaloriche alla nutella. Non riconosco in questo freak il padre di mio figlio, una creatura mostruosa che si ciba e espelle innaturalmente tutto, poi ricomincia, convinto di trovare così affetto e immortalità.

Ho collezionato collassi, da denutrizione, facendo finta di mangiare per giorni interi e invece ributtando fuori anche l’insalata chè c’erano giorni che era grassa pure quella. Ho attraversato, me stesso, il sottopeso, le cause, il perchè, mia madre, mio padre. Pensavo di aver vinto quando ne uscii, tagliando tutti i contatti con la mia famiglia e tenendomi stretto a te e a nostro figlio. Non si vince mai così. Sei solo a una pausa dell’assedio. Ho continuato tra psicologo e dietologo a capire di che cosa era fatta la mia anima e di cosa doveva cibarsi per non vomitare. Ma nulla si fa con rabbia. Non cresci un figlio, non cambi una madre che non sa l’entità del tuo farti male e del suo farti male, pensando di amarti. Non si fa nulla se non capisci che certi amori possono uccidere, ma non si può pretendere che siano loro a salvarti, bisogna salvarsi da soli e non uccidere a tua volta chi non sa amare se non così.
Se non lo capisci non perdoni, te stesso prima di tutto, riuscendo quasi a esserti simpatico, ma anche chi non avrebbe voluto la tua morte, ma solo averti tra le sue mani per sempre. Un figlio non puoi tenerlo per sempre. Comincia a fuggire quando gli tranciano il cordone, sono fuggito allora io.
E quel cordone mi stava pure strangolando nei momenti del parto.
Se non perdoni non guardi netto, ti si offusca tutto e quando lanci le ragnatele rischi di andare a sbattere. Io non lo so dove sono. So che ho acceso la luce ai miei fantasmi, so che adesso per picchiarmi non possono nascondersi. So che mio padre mi manca ma è qui con me. So che tu mi hai amato e mi ami anche con l’anima tamponata che mi ritrovo. So che ti ho delusa come principe azzurro, ma almeno non ti faccio pietà come uomo. So che nostro figlio ha diritto a un padre che gli corra accanto senza arrancare. Per questo lo spazzolino è stato buttato, per questo corro dieci km al giorno. Per dargli un padre che non solo sta in piedi, ma corre con lui. Ma so che se non lo faccio soprattutto per me stesso e la mia salvezza, gli altri non basteranno. Mai. L’amore non basta da solo se lo tieni fuori. Se non lo sniffi e lo mordicchi un pò per autostima personale.
Se non perdono io, sono un supereroe, vado più veloce, sono più figo, ho superpoteri, ma ho una identità segreta che mi mangia vivo mentre io non mangio. Se non mi perdono potrò solo essere Spiderman allo specchio, o Venom. L’alieno che lo divora.
Io mi perdono e mi assolvo, anche per i pensieri impuri che ogni giorno faccio e sconfiggo, per quelle mangiate pantagrueliche e quello spazzolino in gola che ogni giorno evito, a volte non pensandoci nemmeno, a volte lottando con le mie cicatrici e la mia paura di morire. Che adesso è tanta e dopo la nascita di mio figlio lo è di più. Non perchè penso di essere indispensabile a lui, ma perchè lui mi ha salvato e devo sdebitarmi e devo essere vivo a lungo per dargli il meglio. A lungo e in salute. Anche sbandando. A volte. Avendo cattivi presagi che scongiuro e evito. Sempre.

Perchè i supereroi sono soli, mentono sulla loro identità e su chi sono veramente. A tutti, anche a chi amano alla follia. Perchè ne ho le scatole piene di essere Spiderman, arrampicato sui tetti, solo e in compagnia al massimo di piccioni ubriachi e tegole malferme. Sono stanco, la mia tuta era uno spazzolino che butto.
Meglio essere Peter Parker. Adesso.




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