Zupì e gli infedeli

-          Papà, non riesco a dormire
-          Che vuoi che faccia amore mio?-

-          Raccontami una storia , anzi una favola-

-          Una favola? Prendo il libro-

-          No papà, stasera voglio che me la inventi tu-

-          Va bene cosa vuoi mettere dentro questa favola?-

-          Voglio che ci metti Palermo che me ne parli sempre e ancora non me l’hai fatta vedere, voglio che ci metti qualcuno di quelli che ogni tanto ti fanno piangere, ma tu fai finta che non è vero-

-          Quelli che mi fanno piangere? Tu che ne sai?-

-          Papà sono piccolo ma non sono locco, stupidino, come dici tu nel tuo dialetto, lo so che ci sono dei giorni che guardi il giornale e la tv, vedi quei signori coi baffi, che una volta mi hai detto che erano giudici lì dove sei nato tu, poi piangi, ti mancano vero? Sono partiti?-

-          Si amore mio, sono partiti come è partito papà, che è venuto qui, ha conosciuto mamma e ha avuto te, a volte parlo con loro e gli dico quanto vorrei che fossero ancora qui, a proteggere anche te-

-          Tu non vuoi proteggermi?-

-          Si che voglio, ma io non ho mai combattuto nemici così grossi come hanno fatto loro, ma per te lo farei-

-          Allora raccontami di uno di questi che hanno combattuto, uno che ha sconfitto i mostri, come nei cartoni che vedo io-

-          Va bene, ti racconto di Zupì-

-          Che nome è Zupì?-

-          Un nome che si può dare solo a Palermo, vedi, la persona di cui ti racconto era un uomo incredibile, ma aveva un nome strano, a dire il vero si chiamava Giuseppe, ma nella mia terra se vuoi bene a qualcuno lo dimostri chiamandolo in vari modi. Uno di questi è Zio. In più noi abbiamo l’abitudine di non chiamare le persone col nome intero, siamo pigri. Questa persona la chiamavano Zio Pino. Ma ancora per la gente era troppo lungo, allora in dialetto Zio, diventa Zù, e il Pino viene tagliato, il nome fa la stessa fine dell’albero. Ecco che abbiamo Zupì.

-          Mamma mia che difficile! Io non so nemmeno dire quella cosa che mi hai insegnato, ieri-

-          Quale? Fuoiza Paliermu e Santa Rosalia?- (forza Palermo e Santa Rosalia?)

-          Sì, non so neanche che significa, però adesso voglio sapere di Zupì, che faceva? Dai racconta!-

-          Zupì era un servo, un umile uomo che viveva in un posto umile. Però era un guerriero. Voleva vincere alcune battaglie per fare felice il suo padrone. Lui era devoto del suo padrone e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Ma Zupì non combatteva come gli altri. Non aveva armi e non aveva nemici-

-          Come non aveva nemici? Che battaglia combatteva allora?-

-          Adesso papà ti spiega. Devi sapere che tanti secoli prima di Zupì, era esistito un uomo bello e valoroso che amava la Sicilia e era un imperatore che comandava tutti. Siccome nella sua famiglia c’era già stato uno col suo stesso nome lui si chiamava Federico Secondo. Federico era intelligente e aveva capito che la parola valeva più delle botte. A quei tempi però c’era un papa, che voleva che lui facesse una crociata-

-          Che cos’è una crociata?-

-          È la scusa che avevano i papi di un tempo per combattere chi non la pensava come loro, a quei tempi e anche in questi li chiamavano “infedeli”, ma il termine giusto è “mussulmani”. Il papa chiese a Federico di fare una crociata per sconfiggere i Mussulmani in una terra lontana, sai che fece Federico?-

-          Li ha distrutti con una megaspada?-

-          No, parlò con loro e tornò senza uccidere nessuno, questo perché non aveva motivo, bastava parlare, nella mia città ti accorgerai che ci sono un sacco di “infedeli”, ma che nessuno ha niente da dire-

-          E Zupì? Pure lui era uno che faceva le crociate?-

-          A modo suo sì, ma anche lui era disarmato-

-          E i suoi nemici erano anche loro disarmati?-

-          No amore mio, vedi, la gente spesso sbaglia. A volte la portano a sbagliare. Gli “infedeli” ci sono, esistono, ma non sono quelli che non credono nel Dio che ti insegnano a scuola. Sono quelli che non vogliono bene al prossimo, quelli che fanno arrabbiare perché sono prepotenti, prendono tutto e non ti lasciano niente. Zupì combatteva questi “infedeli”. Ma lo faceva parlando, convincendo la gente con la forza delle parole-

-          E il suo padrone? Lo aiutava?-

-          Credo proprio di sì. Vedi il suo padrone è Dio, il papà di Gesù Bambino, in persona, Zupì era un prete, ma questa era l’ultima cosa. Lui credeva in Dio, perché prima di tutto credeva che gli uomini potessero sbagliare, ma essere perdonati, che ognuno poteva farsi il suo Dio come meglio lo credeva, ma se il Dio che si immaginava gli diceva di rispettare e amare il prossimo, beh..quel Dio poteva chiamarsi pure Calogero a lui andava bene-

-          E che faceva questo prete, contro chi combatteva?-

-          Contro tante persone che volevano comandare sulle persone con la violenza, lui provava a convincere le stesse persone con le parole. Sai non tutti i bimbi sono fortunati, alcuni non hanno giardini e parchi giochi, cominciano a giocare per la strada e imparano le regole della strada. Lui cercava di portarli via, di farli stare con lui di farli giocare in spazi sicuri e farli parlare di loro, dei loro pensieri. Zupì parlava quando c’era da parlare, ma sapeva anche stare zitto e ascoltare tanto-

-          Sono così brutte le strade a Palermo?-

-          No tesoro mio, sono strade dove si imparano tante cose, anche belle, papà ci è vissuto e forse non abbastanza, però se non sai chi sono i buoni e i cattivi, spesso puoi ascoltare la persona sbagliata. Specie se non hai tanti soldini e non sai come vivere, per esempio papà viveva in un quartiere degradato e ha conosciuto tante persone cattive, ma solo che la cattiveria è un germe che ti insegnano da grande, da piccoli siamo solo sinceri.-

-          Ma gli infedeli lo combattevano con le armi

-          Gli infedeli che combatteva Zupì avevano un nome che papà ti dovrà spiegare prima o poi, si chiama mafia, non la vedi se cammini per strada, ma c’è, c’è se guadagni soldi, lei ne vuole un po’, c’è se vuoi fare le cose onestamente, lei prende tutto-

-          Ma se non la vedi come fai a combatterla?-

-          Parlando, dicendo sempre quello che non è giusto e provando a cambiare, così faceva Zupì, così facevano quei signori che a papà mancano tanto, quando qualcuno la infastidisce allora si fa vedere, qualcuno che l’ha studiata molto da vicino la descrive come una piovra con tanti tentacoli-

-          E se si fa vedere ti fa male?-

-          Non subito, ti fa capire che la stai infastidendo, con le parole, poi con piccoli dispetti, come le piccole spinte i morsi e i pizzicotti che vi date con i compagni di scuola.-

-          E poi?-

-          Poi si arrabbia, siccome ha tanti tentacoli, è importante che ci siano tante persone a proteggere chi può essere colpito-

-          Con Zupì e con i tuoi amici coi baffi si è arrabbiata?-

-          In maniera diversa, papà un giorno ti racconterà di quello che è successo in una estate lontana del 92 ai signori con i baffi, Zupì è solo quando incontra i tentacoli della piovra che è molto arrabbiata con lui, ha parlato tanto, ha creato un posto dove si può pregare e giocare lontano dalle strade, ma in più era uno che veniva giudicato pericoloso dalla piovra, perché spingeva le persone anche a parlare di lei, pensa, una volta mentre diceva la messa, si presentarono delle persone importanti, per vederlo pregare e per fasi vedere, sai farsi vedere in tanti posti è più importante che fare, purtroppo. Quando li vide Zupì gli disse “con che faccia vi presentate qui, dopo che non avete fatto nulla per questa gente?”-

-          Mamma mia! Ci credo che la piovra era arrabbiata con lui-

-          Sì ma quel giorno, il giorno in cui la piovra si presento a Zupì, invece che fargli male, successe qualcosa di strano. Forse perché il Dio di Zupì era con lui davanti al suo portone di casa, forse perché non c’era solo il Dio di Zupì, ma anche il mio, il tuo e anche il Dio chiamato Calogero, forse perché anche gli “infedeli” hanno un Dio, però successe una cosa bella e brutta insieme-

-          Che successe papà?-

-          Due tentacoli si avvicinarono a Zupì, uno davanti e uno di spalle, gli dissero una cosa-

-          I tentacoli parlano?-

-          I tentacoli della piovra sono persone come me e te, ma spesso fanno finta di non saperlo-

-          E che è successo?-

-          Gli dissero “padre, questa è una rapina”-

-          E lui? –

-          Sorrise, disse “me l‘aspettavo” e si lasciò accompagnare-

-          Non gli hanno fatto male?-

-          Al corpo sì, tanto male, ma vedi, il Dio di Zupì e quelli di tanti altri, Calogero compreso, avevano deciso che tutto si chiudeva quel giorno, pensa era proprio il compleanno di Zupì. Quando i due uomini stavano per fargli male, lui li aveva già perdonati, forse con le stesse parole di Gesù, “non sanno quello che fanno”, per una cosa assurda e per un momento un piccolo istante solo, due persone cattive erano diventate una compagnia, due uomini che lo aiutavano a salire in cielo, dove Zupì merita di stare, dove magari ha incontrato il tuo nonnino, mio papà, sicuramente ha visto i due uomini con i baffi. Dove il suo padrone, Dio, tanti altri, anche Dio Calogero lo aspettavano a braccia aperte grati per tutto quello che aveva fatto per gli uomini-

-          E i due tentacoli?-

-          Loro non ci dormirono la notte, non pensavano che Zupì quasi li aspettava, tanto da sorridere, qualche giorno dopo si pentirono, cominciarono a raccontare ai buoni tutto quello che sapevano della piovra-

-          Grazie della favola, ma non riesco ad addormentarmi ancora papà-

-          sai che facciamo? Domani non vai a scuola, stiamo insieme, stasera ci vediamo un dvd di quei cartoni dove vincono i buoni-

-          va bene, papà senti, invece che Calogero, posso chiamare il mio Dio Giuseppe, come Zupì, o sono un infedele?-
-          chiamalo come vuoi, spero ti senta e ti aiuti a essere una brava persona, onesta, come vorrebbe anche Zupì, sai c’è una bellissima canzone di Jovanotti che si chiama “penso positivo” che dice così: "io penso che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, andando da Malcolm X attraverso Gandhi e San Patrignano, arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano…."

Powered by Blogger.