Colori

La squadra della mia città ha due colori che ne rappresentano meglio di tutti l’anima. Il rosa della femminilità, della grazia, della delicatezza, un colore pastello caldo. Migliore del bianco, neutro e senza posizione. Poi c’è il nero, la cupezza, il buio, un catrame unto in cui si nasconde tutto quello che non si vede, e che tanto ricorda la mafia. Riguardandone la maglia in una delle ultime partite viste in Tv, pensavo che mai come in questo mese ho capito che la vita di ogni essere umano è un susseguirsi casuale di colori. Chiunque ha una cromaticità evidente, segno di quello che è ed è stato. C’è chi aveva il rosso delle idee, della lotta operaia, che è passato dall’altro lato ed è marrone come gli abiti che porta, adesso quegli operai magari li licenzia con la scusa della crisi, c’è chi ha creduto al giallo solare dei valori, continua a crederci, ma i suoi valori adesso sono verdi come le banconote da 500 euro, poco importa da che parte provengano, lecita o no. c’è chi ha visto persone care uccise, cadere sull'asfalto davanti casa, il sangue purpureo mischiato al color fumo della città. Ci sono le oscure “ambizioni da Travet” come canterebbe Ruggeri, che fanno difendere a omuncoli da due soldi il proprio orticello di lavoro, carriera, vizi, ingordigia, animati da intenti di tutti i colori, ma di molto smorti. E le vellutate blu, convenzioni da apparizione, in difesa di una moralità, che si dimentica passato il portone di casa. Ci sono le tonalità accese di viola, rosso, giallo verde, di chi non ha smesso di credere che il pensiero non è censurabile né recintabile nemmeno dalle caste, allora canta, scrive, recita, discute, dice quello che pensa. C’è il rientro grigio di un padre a casa, improvvisamente incendiato di allegria dal sorriso del suo bimbo, quel padre ripensa alla maglia della sua squadra, pregando che per quel cucciolo, e per tanti altri che devono conservare il loro sorriso arcobaleno, il futuro sia sempre più rosa che nero.

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