Come stai?

Nei momenti in cui ti senti in colpa e ti vergogni per una sera che scende su un dopocena tranquillo, perchè ti lasci in pace l'anima da tutto il tunnel dell'orrore, che dall'altra parte del mondo qualcuno accende per un luna park grottesco. Avverti la precarietà di questo mondo dove "fragile" non è scritto da nessuna parte, se non in ogni uomo che lo popola con l'incertezza del passo successivo. Non so che leggi regolino queste assurdità aleatorie. Ho solo capito che siamo precari, in tutto. Questa debolezza la stiamo trasformando in vigliaccheria, non osiamo, non sogniamo, che è peggio, anche quando possiamo farlo. Non ci lasciano più nemmeno il diritto di spiegare le ali. Ieri davo un passaggio a un operaio, che si guadagna da vivere ogni giorno sperando che in quello successivo lo chiamino ancora. Mi diceva che non mollerà mai, che ha imparato a ringraziare perchè quel giorno nessuno gli diceva che si sarebbe chiuso con qualcosa in tasca. Che la fatica che ha fatto era nulla, in confronto alla gioia dei figli. Mi diceva che gli si chiudono gli occhi la sera dopo cena, ma tutti in casa lo reclamano e lui ovviamente non può deluderli. Se ha coraggio lui, magari qualche battuta a vuoto in meno se la può consentire anche chi si può permettere di farsi delle domande, senza perdere ore di lavoro preziose. Forse è tutto lì, ci facciamo troppe domande, purtroppo solo su noi stessi, e perdiamo di vista una di quelle fondamentali che aprono all'altro. Come stai?

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