Democrazia in bianco e nero

Dicono che il calcio è l’oppio dei popoli, addormenta e ottunde.
La storia insegna isole da cui attingere il contrario, come L’Iraq vincitore della coppa d’Asia col paese martirizzato dalle bombe e sotto minaccia militare del dittatore Saddam. Il calcio non dorme e non fa dormire, a volte.
Andatelo a dire al Corinthians, una squadra brasiliana. E a quello che successe. Nel 1964 in Brasile succede più o meno quello che si vede adesso. Si cerca di mascherare un disagio sociale col calcio e con l’allegria. Ma la realtà ha una parola che si declina come un nodo scorsoio. Dittatura che viene dall’economia. Non di quelle patinate e in prima visione, ma di quelle peggiori, strisciante e fondata sul contrastare il pericolo di un progresso fondato sul rispetto dell’uomo, voluto fortemente dal Presidente Goulart, troppo onesto per le lobby multinazionali.
Fu una dittatura marchiata dai brand, voluta dalla coca-cola e dalla comune tedesca che fondava il suo potere sulle industrie Mercedes e Mannesmann.
Dopo il colpo di stato, come in Cile, il Brasile smise di vivere libero, nemmeno di quella libertà confezionata in pacchi formato convenienza.
Vennero gli esperti della Cia, per tenere lezioni alle forze di polizia, su come si tortura. Il risultato delle democrazie esportate, saranno migliaia di arresti e di persone seviziate. Il Brasile degli anni 70 era anche questo, compreso il non far riconoscere i cadaveri dei torturati, cucendo parti del corpo diverse tra loro o amputando i polpastrelli.
Pian piano la rivoluzione silenziosa contro la dittatura partì, lo stesso regime temeva la rivolta e dava democrazia a piccole dosi.
È qui che la filosofia incontra la rivoluzione. E chi meglio di un filosofo in calzoncini?
Socrates, il suo primo nome, seguito da una serie di altri che a dirli tutti si faceva notte, detto “il magro”, e tempo dopo “il dottore”.
Il magro arriva alla squadra del Corinthians, e incontra Walter Casagrande, altra testa calda, che giocherà in Italia, Ascoli e Torino.
Fondarono con altri giocatori la “democrazia Corinthiana”, un piccolo atollo libertario di calcio e idealismo, mentre intorno il buio offuscava la cultura e le libertà. Sembrava un esperimento fine se stesso. Non fu così.
La dittatura sapeva la pregnanza che aveva il calcio e cercava di portarlo dalla sua parte. Concessero le elezioni, ma facevano di tutto per scoraggiare il voto, o manovrarlo a loro favore.
Il 31 ottobre 1982, qualche mese dopo il tracollo brasiliano e il mundial vinto dall’Italia, Il magro dà un sonoro schiaffo in faccia ai tiranni, il filosofo Socrates sconfessa apertamente il potere.La squadra entra in campo con delle magliette inequivocabili. La scritta era: “il giorno 15, vota”. I giocatori si radunarono a centrocampo e alzarono il pugno, in segno di sfida.
Lo stadio esplose in un boato di approvazione, il colpo fu forte, i giocatori potevano rischiare la vita, ma erano pronti anche a quello.
Il resto fu storia, con la cacciata del regime militare. Il resto della parabola personale, Socrates lo avrebbe passato a privilegiare le cure ai bambini, piuttosto che un calcio che non gli piaceva per la sua venialità, una puntata a Firenze, poi una carriera in calando, finita tra fiumi di birra. Un giornalista gliene vide far fuori sei nel giro di mezz’ora di domande.
Il resto è storia. La stessa che il 4 dicembre del 2011 farà radunare spontaneamente i giocatori della squadra Corinthiana a centrocampo, non un minuto di silenzio, ma di applausi e pugni alzati.
O’ magrao, o’ doutor, era appena morto. Troppa birra nella libertà democratica di un filosofo. Ciao dottore. Hai sconfitto anche tu la dittatura, lo sai?

Powered by Blogger.