Gli alibi della civiltà



Josephine raccoglie un po' di terra, e fa finta di incipriarsi il viso, il gesto è figlio del ricordo. Giocava con la sua mamma adottiva, che l'ha ripudiata presto, una volta capito che non sarebbe rimasta piccola per sempre. Jules, nonostante sia grande, porta ancora il pannolone e ascolta "la vecchia fattoria", retaggio della paura di essere ancora lasciato solo. Milla invece, nonostante sia giovane, si è dovuto disintossicare, beveva e fumava perchè lavorava in un posto in cui doveva farlo per forza. Dentro una cella piccolissima. Bobby è diventato aggressivo e lancia pietre, non ne poteva più di fare il buffone intrattenendo i turisti di un ristorante, con offese e sputi. Gus invece è stato a marcire in galera, sette anni, per essersi rivoltato contro il suo padrone. Sono storie che feriscono, chi le subisce e meno chi le guarda, già a raccontarle così. Forse fa più effetto pensare che quelle ferite non sono state fatte a esseri umani, ma a scimpanzè. Vivono in un orfanotrofio per animali, al confine con il Congo. Questo è il talento innato dell'uomo, saper fare male senza distinzione, a simili o parenti lontani. La nostra convinzione di essere al centro dell'universo, che tutti abbiano una funzione decorativa e ci debbano intrattenere, allietare, venerare. Gli animali sono in orfanotrofio, le bestie continuano a riprodursi, con l'alibi della civiltà.

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