Ovunque sarai

E niente. Ti volevo dire che io ci sto provando.
Mi dispiace tanto se non ti ho dato i binari regolari, o meglio ti ho dato i binari di un ottovolante, troppo stortignaccoli per essere credibili.
Che se sapevo fare il pane, ti insegnavo a farlo.
Ma so fare bene solo due cose, forse tre. Nuotare, amare con tutto me stesso.
E scrivere, dicono.
Ti volevo dire che penso spesso a te, ti immagino grande.
Lo sai che mi hanno detto che ho la dote di vedere lontano? A me che sono miope, pensa.
E chissà perchè, ti immagino che io non ci sono più.
E qualcuno ti fa una domanda.
Ti volevo dire che mi spiace, non so cosa sentirai dire di me. Ma volevo sapessi che le parole non sono solo pietre a riceverle.
Le puoi anche prendere e ritirare indietro.
O farle rimbalzare sull'acqua.
Sto provando a farti un regalo, è una magia, che per riuscire devo chiamare un mago che sa davvero di effetti speciali.
E a quel mago io ho dato quello che serve. Se potrò, sarà tutto quello che posso lasciarti. Una magia. Non ho altro.
Ti volevo dire che mi immagino quella domanda. Chi o cosa, ero io per te?
E tu che prendi una scatola.
Dentro c'è tutto, ma proprio tutto quello che ho scritto, e anche le tracce delle magie che ho provato a farti.
E pezzi della tua sordità, se hai sentito cose poco belle.
E tu che parli con una voce mai conosciuta prima:
"mio padre è tutto qui, sembra poco, ma se volessi tatuarmelo non avrei abbastanza pelle".
Posso darti parole, e orecchie, per ascoltare le tue.
Parole, piccole lucciole che ti illuminano il cammino.
Abbi cura di te. Come nemmeno io potrei averne.
Dimenticavo, le parole sanno illuminare, spendine tante.

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