Scar tissue

Ci sono molti modi di cicatrizzare, e a volte è bello indulgere a guardarsi le ferite che ci sono state inferte. Specie in giorni in cui finalmente la brezza riconcilia con temperature che accarezzano il temperamento, specie per chi vive di pancia. Leggendo un bel libro ho avuto modo di capire come ognuno prenda una direzione diversa da un dolore. C'è chi si arrotola, e ha bisogno che il dolore da bruco, diventi un rinascere farfalla. E c'è chi invece sente che per combattere il bruciore deve fare. Schumacher, dopo la morte della madre volle correre il gran premio lo stesso, Enrico Ruggeri racconta che ha esorcizzato le scomparse dei cari cantando, salendo sul palco. Natalie du Toit, 24 anni, ha gareggiato senza una gamba alle olimpiadi di Pechino, quelle per i "normali" e tutti conosciamo l'esempio di Alex Zanardi. Il dolore a volte è sordo, a volte rende sordi, non ascolti, fino a che non arriva tutto insieme. Mi ricordo una scena di "Elizabethtown", in cui per tutto il film il protagonista non piange il dolore di una scomparsa, poi al momento in cui non se lo aspetta si blocca. E poi esplode. Non so che cura si scelga, so che nessuna pausa per un respiro tranciato dovrebbe mai essere eterna, dopo occorrerebbe provare a raccogliere i cocci di arti andati in frantumi e di arti che sappiamo ancora esprimere, e ricominciare, magari fissandosi un traguardo, un "qui voglio essere prima che sia troppo tardi", e mettere in carniere scelte, figli che non avevamo, anime ingessate che è tempo di liberare. Per quanto mi riguarda, prima che sia troppo tardi, mi piacerebbe vedere le Termopili e Bilbao, e fare dei miei arti un corpo sensato, e fare delle mie arti un percorso sensato, e del mio cuore una regolarità di famiglia. Appuntiamoci il nostro "da fare, prima che sia troppo tardi". Hai visto mai ci riuscisse.

Powered by Blogger.