Sognare ben ancorati a terra


Francesco Bigotto ha diciannove anni. Un ragazzo con la testa sulle spalle, che sta dimostrando tutto il suo valore. In questa sessione di esami di maturità, si è diplomato con 100. Uno dei quattro studenti usciti col massimo dei voti. Ha già superato i test per entrare in psicologia, tredicesimo su duemila, la sorella si è laureata da poco con 110 e lode. Ha una fidanzata e porta gli occhiali, lo chiamano Clark Kent, a me che Superman non piace nemmeno dipinto, fa pensare a Peter Parker, che portava gli occhiali oversize del padre. Francesco sta inseguendo un sogno, su cui i genitori sono stati chiari, ma se anche non lo fossero stati, lui così avrebbe fatto ugualmente, "non si può pensare di vivere tutta la vita solo di quel mondo lì", dice. Quel mondo lì è il calcio. Francesco è attaccante dell'Inter, delle giovanili. Da anni si sbatte per il suo sogno, arrivare in prima squadra e giocarci. Nel frattempo però non vuole perdere nessun mattoncino che il futuro gli può riservare. Non è come lavorare in miniera, certo, ma ogni giorno Francesco va a scuola, non fa ricrerazione come i compagni per mettersi avanti con i compiti, esce e va agli allenamenti, la sera alle sei, studia per il giorno dopo. Giorni di riposo, nessuno. I professori lo hanno solo agevolato in una cosa. Può non venire il sabato a scuola, giorno della partita, ma poi deve recuperare nelle materie che ha saltato, per cui dopo la partita, la domenica è sui libri. Questo per anni, in cui non ha avuto il minimo cedimento. Il giorno degli scritti, ha finito un tema definito dalla commissione "perfetto" ed è andato a giocare una semifinale con la Cremonese, per poi tornare e ristudiare. Studia anche in pullmann. I compagni di squadra lo chiamano "il secchione", ma in fondo lo ammirano, inutile dire che per la sua classe è un idolo. Non so quante reazioni scomposte provoca questa storia, specie a quelli che a tutti i costi devono trovare la magagna, devono dire che tutto è sporco, ma poi si fanno andar bene le mafie legalizzate e i compromessi. Di sicuro questa è una storia semplice di un semplice inseguimento di un sogno, di un figlio, credo, che metteremmo in tanti la firma per averlo.
Chissà perchè tira di più una stronzata di Balotelli e della sua Disneyland virtuale, che notizie del genere, che forse fanno pensare anche che non tutti i calciatori sono acefali. Francesco Bigotto ha diciannove anni. E semplicemente sogna bene e realizza ancora meglio, e segna.

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