Arcangelo



Sedersi a un tavolo di pizzeria, e vederli parlare prima ancora che tu abbia realizzato che cosa vuoi mangiare. Si incontrano all'ingresso, si sono già presentati, senza troppi convenevoli, senza nemmeno domandarsi se "a pelle" si stanno simpatici. Si autoinvita al nostro tavolo, non aspetta nemmeno il nostro consenso. Inizia a creare una storia, in cui dice di essersi chiamato Arcangelo più di 2000 anni fa. La battuta la capisco dopo, si chiama Gabriele. Per cui si è creato un secondo nome su misura. Racconta che ha fatto la seconda guerra mondiale e aveva una spada lunga 400 km. Precisa che aveva dei muscoli alle braccia enormi, per poterla impugnare. L'altro non ci crede, abbandona il suo videogioco portatile e comincia a fargli domande sul biologico, "saresti vecchissimo ora!", l'altro non molla, "mi sono reincarnato, e poi io sono un guerriero di pace, picchiavo tutti quelli che facevano le guerre, e mi hanno premiato facendomi restare giovane". L'altro inizia a raccontare una storia in cui spiega che la seconda guerra mondiale l'hanno combattuta i nonni, che loro nemmeno erano nella mente e nel pancione delle mamme. Lo blocca sulla matematica, "hai troppo pochi anni per essere un guerriero". La disputa si chiude davanti alla mamma del "fantasioso", che dice chiaramente come "Arcangelo" si sia inventato tutto, perchè ha deciso di vivere in una terra senza tempo. Il "razionale" torna al suo tavolo, mi dice che aveva ragione lui. E aggiunge "io voglio creare storie dove se mi fanno domande non voglio dire bugie, voglio dire cose che partono dalla realtà". Gli spiego che allora lui potrebbe fare il giornalista. E che anche io viaggio con la fantasia, ma partendo da storie vere. Si dichiara soddisfatto. Va dall'altro e lo saluta. E dice a me: "simpatico, ma inventore...". Chissà cosa succederebbe se nelle più grandi dispute in cui è in gioco la verità e la vita di innocenti, ci fossero bambini a giudicare. Ma forse, sicuramente, si morirebbe per finta, tra scenari di cartapesta e missili di plastica costruiti per non far male. Di quelli che mettevamo nei robot della nostra infanzia. Se li lasciassimo fare, ci avrebbero già messo al sicuro. Non capiremo mai che sono loro ad accudire noi. Con loro fallirebbero tribunali, avvocati, scrittori, ma ciò che più conta, produttori ad libitum di morte sotto ogni forma. Lasciamoci accudire da loro. Noi non abbiamo la necessaria maturità, vomitata dalla nostra presunzione.

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