Oltre la morte dell'anima



Al di là di tutto l’orrore, per cui le coscienze sveglie non hanno bisogno di immagini.
Non serve far vedere un bimbo massacrato per capire e tastare la morte. Credo che in ogni guerra, ci sia una profonda lacerazione d’anima, che colpisce chi ha un muscolo cardiaco funzionante. E in quel caso non si urla, o se ci si dispera, è inutile. Il mondo non sente.
La gente ha altro da fare. Non si ferma di fronte ad un pianto disperato.
Per questo forse quelle immagini possono inchiodare. Perchè arrivano e prendono le viscere. E ti dicono senza mezzi termini, che c’è qualcosa che emerge ancora da un buco di culo d’inferno. Qualunque guerra sia. Ovunque.
Se un funzionario ONU, non ce la fa a trattenere le lacrime, di fronte alle telecamere, mentre parla dei bambini. Non riesce ad essere professionale, non resiste, non mente, non si atteggia.
Se una ragazzina cerca di salvare libri dalle macerie, ostinandosi a credere che ci sarà un domani per leggerli. Almeno una pagina in più.
E quei libri diventano la metafora del non farsi negare un domani.
Se tutto questo succede, è per un sussulto, un bradisismo d’anima.
Si chiama dignità, e resiste a tutto, anche alla morte.

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