Attendo fiducioso



Dovrebbero pensarci. Ce lo devono per tutte le volte in cui ci hanno educato ad avere bisogno di cose che prima non servivano.
Come quello lì, Jobs. Che ci ha inventato bisogni che non pensavamo di possedere.
Inventate le essenze di matita e di quaderno del primo giorno di scuola. Di erba alla pioggia. Di temporale che annunciava una vera e propria fine dell’estate, senza se e ma.
Di odore di cena, appena rientrati da interminabili partite giocate fuori.
Di candele di cera appena andava via la luce. Che quasi speravi non tornasse più.
Di addobbi natalizi. Non di plastica infame. E tossica. Di personaggi del presepio, che una volta non sapevi aspettare e lo hai fatto a ottobre.
E l’essenza dei gatti, che gli annusavi il pelo fluente e nero. Ricordando quello che ti diceva chiunque li conosceva bene: “se sono davvero puliti, i gatti non odorano di nulla”. Ed era davvero così.
Odore di tramonto di quartiere? È possibile?
E un profumo che non puoi narrare, figlio delle sbandate che prendevi, per esemplari femminili che nemmeno ti guardavano.
Vernice e benzina, troppo facile, colla e diluente pure. Basta annusare gli originali. Sono veicoli di ricordo anche loro. E taccio sui cattivi odori inconfessabili pubblicamente.
Però uno davvero difficile, dovreste impegnarvi, voi che ci create false necessità.
Un profumo da mettere tutte le volte in cui sentiamo le ginocchia cedere. In cui per un attimo ci è mancato il coraggio e poi ne abbiamo rimesso a quintali. Ma quel momento è stata paura vera.
Dovreste creare il profumo degli abbracci, che non abbiamo.
Di chi ne elargiva generoso, e ora non può. Perché non c’è più. Attendo fiducioso.

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