Era Meglio

Io mi chiamo Buck.
Mi hanno battezzato così i miei padroni, dandomi un nome da cani. Cioè non brutto, ma adatto a noi quattrozampe bavosi. I miei padroni mi vogliono bene, ma io ho un dubbio e una passione. Il dubbio che qualche mio lontano cugino sia un gatto, e la passione del calcio. Cioè non proprio del calcio, ma dello strumento che ne è indispensabile, la palla.
Per una palla faccio follie, e il mio dna da gatto ha fatto il resto.
Per dirla alla Verdone: “un giorno vidi un furgone battente bandiera liberiana, e mi imbarcai…non ho mai saputo cosa trasportasse quel furgone”, no dai, adesso basta fare lo sborone, la verità è che sono scappato, mi sono infilato dentro un furgone e ho fatto perdere le mie tracce. E i miei padroni non mi trovavano e gli mancavo.
Il mio padrone mi teneva a sorvegliare l’azienda. Più che sorvegliare, diciamo che avevo valore ornamentale, per sua stessa affermazione: “Buck con i ladri giocherebbe”.
E una mattina sono sparito. Dentro un furgone ho cominciato a girare l’Italia, e mi divertivo. Fare la primula è stupendo. A dire il vero questa cosa che si chiama libertà mi piace tanto, ha un gusto strano…se ci fosse ancora mondo sono pronto, dove andiamo? No scusate, quello era uno spinone, almeno così sembrava, uno spinone poeta.
Insomma no? Mi gustavo sta’ libertà e sento casino, vedo uno stadio. E faccio un sillogismo da canide. Stadio, calcio, palla. Palla?? E vado dentro, è appena finita una partita tra due squadre, Palermo e Sampdoria. Già, sono finito a Palermo. E mi tradisce la TV, la mia fuga viene individuata, mi avvento sulla palla, nessuno si era accorto di me. E gioco, come ho sempre fatto. Gli allenatori delle due squadre mi chiedono di firmare per loro, dicono che sono meglio io che un paio di loro giocatori. Scherzi a parte, i miei padroni vedono che sono ancora qui, vivo e vegeto, e si attivano, vogliono bloccarmi e riportarmi a casa.
Ma io voglio quella cosa chiamata libertà, e dopo aver fatto meraviglie con la palla, sparisco nuovamente.
Loro mi cercano.
Ma non sanno una cosa, mi hanno dato un nome da cani.
Erano meglio un paio di altri nomi, da viaggiatori, da geni mattoidi.
Diego, come Diego Maradona.
O Ulisse, come chi non torna.
Era meglio. Sì. Scusate, vado.

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