Zuckerberg, ci hai copiato!



Caro Zuccherbergs. Tu a me non mi freghi. Hai copiato eccome. Fai il fenomeno che ti sei inventato il social della vita, ma tu, tutte quelle cose le hai prese da noi palermitani. A Palermo avevamo già Facebucco prima di te. 
Hai coniato dei neologismi, ma io ti piglio subito in castagna.
Prendiamo la parola “bannare”. Si usa per far sparire qualcuno dalla propria pagina fb. Un click e non lo vedi più, e lui non vede te. Ma chi bai sciusciannu, ovvero, di cosa ti vanti, sprecando fiato?
A palermo esiste “abbanniare”. Che è peggio, molto peggio di bannare. 
L’abbannio è quando si dicono urlando, e spesso lo si fa litigando, tutte le cose poco edificanti dell’abbanniato, da parte dell’abbanniatore, salvo inversione dei ruoli. Spesso i due abbanniatori si conoscevano da prima e bene, quindi sapevano ogni pelo del culo. Per cui l’abbanniare mette in piazza tanta di quella vergogna, che poi si sparisce per un po’ dalla vista del collettivo. Zuccher, non ti sei inventato niente. 
Chiedere l’amicizia? Lo facciamo da una vita. Quando eravamo ragazzini, nel mio quartiere, si usava avvicinarci alle ragazze, che manco ci guardavano, cercando di fare i brillanti. Sembravamo sanbernardi con la dissenteria, in un negozio di cristalleria. E dicevamo una frase: “ciao ti chiami Patrizia? Facciamo amicizia?”. Ora Zuccaro, lascia perdere che eravamo patetici, però, chiedevamo l’amicizia e tu ci hai preso il marchio, o come lo chiami tu, il brand. 
Togliere l’amicizia? Noi lo diciamo proprio così, cì livavu l’amicizia a ddù fangu. Gli ho tolto l’amicizia a quell’essere non propriamente irreprensibile. Zuccaro, tu rubi. 
E i post? Vogliamo parlare di post? Noi ne conoscevamo due modi. Se era un nostro caro amico andavamo da lui e dicevamo “ciao compare, tutt’a post?” ; il post era positivo, beneaugurante, per noi era tutt’a post.
Se era fimmina, l’oggetto del nostro dialogo, postavamo sotto casa sua, cioè rimanevamo lì, fino a che non ci faceva la clorofilla nelle ascelle, o lei non accettava l’invito a darci, diciamo così, l’amicizia. Noi di post ne abbiamo inventati due, caro Zuccaro. 
I poke? Da noi c’era “u picca”, il poco, la carestia, per indicare mancanza di materia prima femminile. 
Invece di taggare, noi avevamo u “tuccari”, il toccare, se qualcuno sgradito faceva il nostro nome immediatamente reagivamo, “un mà tuccari tu a mia, u capisti?”, non devi toccarmi tu a me, chiaro?
Zuccaro ammettilo, sei colpevole di plagio. Facebook era nostro. 
E ora ci paghi i diritti, a noi palermitani. 
Se no ti banniamo, anzi no. T’abbanniamo.

Un grazie particolare a Tonino Chirumbolo, "provider" della foto. 

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