A livata rù fissa



Ho ammirazione per le persone tranquille, pacate, che a bassa voce riescono a dire concetti che spaccano le balate, come si dice in dialetto palermitano, ovvero distruggono lastroni di cemento.
la vita, come un regista scafato, assegna dei ruoli, e spesso, nonostante si riparta da zero, l’indole che abbiamo viene fuori. Ed ecco che si conferma la vecchia favola della rana che aiuta lo scorpione ad attraversare il fiume, ma a patto che non venisse punta. Invece a metà del guado, lo scorpione colpisce, “sono uno scorpione, è la mia natura”.
Ognuno. Prima o poi. Diventa quello che è. A meno di un lavorìo profondo che tolga il veleno che non è giusto elargire a chi non merita.
Lo scorpione fa un errore, che facciamo tutti. Quando colpisce non si mette nei panni dell’altro. Non prova a decifrare il prezzo che può avere tradire la fiducia di chi ha dato credito. E chi ha il ruolo di persona pacata, spesso di punture di scorpione ne riceve parecchie.
Fateci caso, in ogni ambito di vita, le punture sono all’ordine del giorno, non avendo la minima idea della soglia di tolleranza di chi le subisce. Lo fa chi ci governa, chi ci sta accanto e non comprende le nostre emozioni, chi presume di conoscerci, chi ci dà un lavoro e sembra che ci stia facendo la carità.
Dall’alto della coda altezzosa, in tanti colpiscono, in tanti colpiamo.
Ma c’è un ma. Si chiama Livata rù fissa. in dialetto panormita, è la reazione che si ha quando è troppo. E diventa una sorta di liberazione. Si dice ciò che si pensa, si reagisce come mai prima, si arriva alla soglia di vaffanculo liberatori e la si oltrepassa a palle all’aria. Peggio di una vacanza vinta per caso. La levata del fesso, la rialzata di cresta.
Se fatta in maniera non sguaiata, e quasi sottovoce, a livata rù fissa, ha una dignità da competizione, un Fantozzi che si riscatta. Questo si diventa.
Ma non è questa la cosa più bella.
Lo è lo stupore di chi dava per scontato che il fesso avrebbe subito le angherie per sempre. Espressioni a metà tra il meravigliato e la lesa maestà, e tutte le offese diventano più o meno polvere al vento. Ma anche reazioni inconsulte, come ad esempio in grande superbia, che so si potrebbe arrivare a picchiare gli operai di un corteo. E il livello di reazione del buono, si alza pericolosamente.
Come se la rana, alla fine, intuendo che lo scorpione non cambierà, gli faccia attraversare il fiume con un sonoro calcio nel culo dato senza parole, piuttosto che metterselo in groppa.

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