Andiamoci a prendere



Ho capito una volta di più che forse dovremmo smetterla solo di far finta di ascoltare. Abbiamo trasformato i nostri silenzi in una barriera, non in una opportunità.
E poi ascoltare cosa? Crediamo davvero che un disagio, uno star male, vengano forniti in hd e quando vogliamo, come il decoder davanti al quale ci ipnotizziamo se non siamo sui social?
Un disagio è fatto di silenzi, e di “andate a prendere”.
Che tecnicamente sarebbe una azione energica che si fa verso chi non sta bene. Se ci si tiene davvero, a volte ci si scambia ancora quella droga sintetica chiamata “affetto”.
E se si prova affetto, il silenzio non è mai un buon segno. Specie per chi, come me, viene da terre in cui stare zitti è segno di omertà, e di occultamento di qualcosa che non va.
Spesso il disagio è vergogna, specie in questo momento del siamofighieabbiamotutto. Tutto, sì. E ce lo godiamo da soli. Dandoci da soli la buonanotte.
L’elogio della solitudine nera, come virtù.
Il disagio di chi ha una ferita e non sa a chi mostrarla, e nel frattempo sanguina.
Proprio in quei silenzi, quando ho un minimo di lucidità, provo a infilarmi. In quelli, o nelle frasi che girano intorno, ma non arrivano al dunque. Allora “vado a prendere”, attacco io, parlo io fuori dai denti, e chiedo, o provo a leggere. Ad accendere un minimo di candela sensata di un dialogo cieco. Ci provo, sbagliando, con i miei pregiudizi, sgomitandoli, annullando la frase che mi rimbalza come una pallina da flipper “ci sei rimasto fregato troppe volte”. Vero, a molti di noi hanno stuprato, sverginato la fiducia. Ma dobbiamo riuscire a non chiuderla in casa. Troppa paura genera coraggio, di varia foggia.
E si impara, ve lo giuro che si impara, forse una volta su un milione.
Stavo parlando con un ragazzino, che se mi fossi mosso più giovane poteva essere mio figlio.
Ma non erano le sue parole a preoccuparmi, erano le pause tra un concetto e l’altro, contenevano qualcosa.
Alla fine mi ha detto una frase da “andata a prendere”.
Sai, quest’anno faccio la maturità, e volevo chiederti se venivi a vedermi, con la scusa potresti fare una gita al mare.
ho solo detto, “non aggiungere altro”, ma due silenzi che si incontrano, a volte un po’ di rumore lo fanno, e fanno andare a prendere.

ho capito tutto - ho detto.
No sai, è che ti vedo come una bella figura paterna, e mi fa stare bene sapere che farai di tutto per esserci.
Farò di tutto per esserci. Non aggiungere altro.
Voi credete che sia io ad essere andato a prenderlo? No.
Tra i due, chi si sente ascoltato nei suoi silenzi, sono io. Lui mi è venuto a prendere.
E farò di tutto per esserci.

Ps. Questo dialogo è stato reso noto con il consenso dell’altra parte. Solitamente non utilizzo nessuno come “carne da social”, ho tante storie mai dette, per rispetto. E per richiesta.

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