Che i bambini ci salvino




Estratto Da: L'ora Quotidiano del 13 novembre 2014

Vi ho incontrato tante volte, e tante volte siete voi che stupite me.

Ho fatto lezioni sulla legalità tra elementari e medie. E quegli occhi sul pezzo, non mi mollavate di domande.

Una curiosità sana, bella, stupita che il mondo non fosse un film, ma che ci scoppiasse sotto il sedere.

Vi parlavo di Falcone e Borsellino, e probabilmente lo rifarò presto. Ma non è questo il punto. Il punto è che voi, bambini, ragazzi, siete quanto di più bello e fresco possa esserci nel cuore di chi questa vita l’ha già percorsa a metà.

Se diventi grande e non rinunci ai giochi, ma non essendo infantile.
Se le tue responsabilità e i tuoi oneri, e i tuoi doveri urlano, ma tu urli più forte.
Quello che bussa dentro ti porta alle tue vocazioni.
Vi parlo e mi chiedo come si fa a inquadrarvi, a ficcarvi nei sondaggi.
Siete unici. E chi non vi guarda con questi occhi, con questo sentire, è già morto dentro.
Io so solo che tra voi ci potrebbe essere un premio nobel, un panettiere, un ragioniere, un cantante, scrittore, avvocato. Ma non quello che vorreste davvero fare da grandi.
E quanti calci che vi sfioreranno, e quanti “no” vi inchioderanno.
Vi stanno educando a non essere secondi, a non perdere. Mai. Invece bisogna perdere, perchè i sognatori devono perdere, per non perdersi.
E devono vedere il lato oscuro della luna.
In quella linea dove dipenda da che parte salterete, e non sarà un gioco, si cela tutto quello che sarete. Felici, per una vita che vi invade, infelici, per una esistenza che non fa sconti.
Vi guardo, vorrei proteggervi. Vorrei dirvi con la testa sulla mia spalla che va tutto bene. Che non c’è più nulla di cui aver paura.
Ma non posso farlo, anzi non devo. Perchè dovete vivere, a modo vostro.
Che mi sembra bellissimo già adesso.
Ditemi che risolverete le guerre, la fame, la miseria, ditemi che lotterete per un bel mondo che non abbiamo saputo darvi.
Sono fiero di voi, perchè solo adesso vedo che la voglia di lottare c’è.
Siamo noi grandi che vi tranciamo tutto, credendo di educarvi.
Se potete, a volte non dateci retta, sorrideteci, facendo finta di ascoltarci, e poi rincorrete quel palloncino a forma di sogno, per non farlo volare. Bambini, ragazzi. Grazie di avermi insegnato qualcosa, facendomi credere di averlo fatto io.


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