Comu finisci si Cunta




Estratto dall'Ora quotidiano, del 4 novembre 2014


http://www.loraquotidiano.it/blog/come-finisce-si-cunta/


Già pensarci è progettare, poi comu finisci si cunta. Me lo disse una persona a me cara. Quando mi vide assorto a valutare tante variabili della mia vita, che sembravano sventagliate di schegge impazzite.
Iniziare a esserci con la testa, perchè un viaggio non è fatto di nessuna certezza, a parte tutte quelle che a catena si incastrano l’una all’altra come trapezisti.
E come trapezisti a volte, provano numeri mai fatti.
Già pensarci, già dedicare una stanza cerebrale a qualcosa di futuro, è un vagito di progetto.
E le fondamenta possono essere piantate ovunque. Dal lutto della perdita, fino al traguardo di un lavoro nuovo, di una guarigione, di una nuova persona affianco.
Nessun edificio, sarà mai solido quanto quello che prima di nascere, ha conosciuto il fondo. Bisogna scavare sottoterra per risalire, e riemergere.

La persona cara di cui sopra, quando mi subentrava la paura di fare qualcosa di nuovo, diceva anche: “senti ma che rischi se fallisci? La vita? un braccio? Una gamba? no, al massimo una brutta figura, e la brutta figura sai quanto vale? Ogni mala fiura ru suordi, ogni brutta figura due soldi, niente. Non vale niente”.
Mentre un progetto riuscito vale tanto. Anche perchè nasce da tante brutte figure, fatte da due soldi di esperienza, messi caramente da parte.

Ah, da noi a Palermo “comu finisci si cunta” è un modo di dire tra il fatalista è il narrativo, significa solo “come finisce, così la racconteremo”. Perchè a noi piace raccontarci, specie se c’è un bel finale.

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