Gli Imperfetti




Facciamo finta che io ero.
Il modo di entrare nelle nostre fantasie era questo. Facciamo finta, seguito dall’imperfetto.
Il tempo delle favole era il passato.
Un quartiere degradato diventava un’astronave, un Robot gigantesco, una galassia.
O il mio preferito. I tetti di New York, dove facevo l’Uomo Ragno.
Non avevamo distinzioni, nessun povero, nessun ricco, capitava che l’amico simpatico diventasse acerrimo nemico, che voleva distruggere la terra.
E poi tutti a giocare a pallone, sfidando le ire dei proprietari dei giardini e dei balconi.
Quel coro a cappella che iniziava dalla ringhiera e finiva alla fioriera, “picciotti, se u palluni arriva ccà vu tagghiu!!”
Super, iniziavano tutte così le nostre armi di gioco. Super Santos, Super Tele. Meglio il primo però, il secondo era troppo preda di Eolo, il Re dei Venti. E faceva fare gol impossibili pure agli scarsi. Che poi potevano pure dire “facciamo che io ero Maradona”.
E non c’era il nostro peggior datore di lavoro, la vita reale.
Non c’era nulla di vero che facesse così male, da non poter essere guarito.
La medicina era quell’imperfetto. Facciamo, noi facciamo tutti insieme, che io ero.
Ero io, eri tu, ma eravamo parte di altri. E tu non eri sulla strada sbagliata, e io non ero triturato da questi anni, che hanno lasciato cicatrici da disoccupazione e partenze. Egli non era ancora andato via, e lei ti amava ancora.
Facciamo che eravamo, al tempo imperfetto. Che ora, al tempo presente, gli imperfetti da ferite multiple siamo noi. Create da un egoismo egoico, privo di solidarietà, figlio di indignazioni che non si alzano dal divano di casa.  Altro che il tempo.


Powered by Blogger.