Ho fame, amico



Da: L'Ora Quotidiano del 7 novembre 2014

Quella sensazione di stomaco. La stretta degli intestini. Il crampo.
Io la riconosco. E tu?
Chi sono io? Poco importa, ti sorprenderebbe saperlo.
Cerchi i nomi? I veri responsabili? Le stragi, i misteri? Hai fame.
Hai fame se devi fare chilometri, per un po’ d’acqua di savana, se sei in Africa e tua madre ti aspetta per cucinare delle magre focaccine, per te e i tuoi fratelli.
Fame, se vivi le cicatrici di malattie che nessuno capisce.
Nomi strani e altisonanti, bulimia, anoressia. Mali occidentali, si toglie amore, si mette cibo. E fame.
Io sono chi si sveglia in nome di una guerra che non mi ha ancora ucciso. E probabilmente lo farà presto. E quella sensazione la riconosco bene, ogni volta che rischio di saltare su una mina antiuomo.
Sono anche il mio nemico che mi cerca. Anche lui, affamato. Sono il randagio che mangia carogne senza sedersi al tavolo nobile, e fa a meno dell’argenteria.
E mi sembra un bel giorno.
Io invece sono un operaio, e sono contento di avere trovato un lavoro. Ho un assassino che mi strangola, si chiama crisi. E se lo sconfiggo, porto a casa qualcosa da mangiare. E i miei figli sono bellissimi mentre divorano un pollo arrosto. E io ho fame.
Ma non la loro stessa fame.
Io sono il tuo vicino di casa, potresti cercare nomi e cognomi abusati, Rossi, Verdi, Bianchi. O anche quelli che li hanno soppiantati. Dalle assonanze vagamente orientali. Ma non mi conosci, non sono tuo amico su facebook. E sei troppo occupato a chattare, a stordirti, a guardare windows, per non guardare fuori dalla finestra, il suo omonimo italiano. E io ho fame, fame amico. E tu non sai nemmeno di cosa, mentre la solitudine mi sbrana gli intestini. Non ti lascio spazio, non smuovo la tua pietà. Potrei morirti accanto, tu non mi vedresti, ma il giorno dopo lo apprenderesti da una condivisione. La mia fame non ti appartiene. Non ti appartiene il mio odore.
ti dà quasi fastidio il mio afrore. Ho fame. Non ci crederai, ma ti avvicini alla soluzione. Sta tutta in questa parola. Ti lascio pensare, sarà ora di pranzo, mentre la città ti lascia un unto di cucine e di mensa. E di incontri. Di gente sola pur avendo famiglie, la scena scorre, e vede padri e madri. Ma non sposati tra loro, che si amano in orario d’ufficio, e consumano il loro appetito, prima di recitare quel ruolo che ancora esige questo mondo. Si torna a casa, da traditori. Si chiama infedeltà da fame. Sempre meglio che il divorzio, che porta digiuno e coraggio del nulla. La città ti divora, e tu hai fame. Il mondo chiede tributi di sangue e la sua fame è più spietata della tua. Cassa integrazione, fame, disperazione, fame, raptus, fame. Vedi come ogni termine a te familiare non fa meno male, con la fame. Siamo ciò che ci manca. Amiamo assatanati e impauriti. Aggrediamo e scappiamo, non vogliamo mangiare a lungo nella stessa vita. Per fame fuggiamo, per fame amiamo. Chi siamo?


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