Per colpa di quel fiume io sono ancora qui




Sfidare invece di capire. Sempre stato il tuo limite. E mentre corri con la schiena a pezzi senti un sudore a metà tra febbre di stagione e tensione per un nomadismo che non vuoi.
Tu. Volevi. Una. Vita. Normale.
Ma te ne hanno offerte tante. Colpa tua che non hai saputo prenderle. Colpa tua che non ti sai tenere nei limiti dell'omertá che ogni famiglia esige. Corri e guardi quel fiume che è straripato. E dove c'era strada e campi ora c'è un nulla vomitato dall'acqua. E guardi di chi è la colpa. Del fiume che esce dall'alveo sempre più stretto? O dell'innocente che gli abita accanto e perde tutto? A volte anche la vita. Pensi che la colpa sia del tollerare. È come se ci fosse una pazienza universale. Che viene messa costantemente alla prova. Tu volevi qualcosa. Ma il tuo uscire dai limiti non ha ferito nessuno. Guardi ciò che resta dopo il fiume. È qualcosa di molto più grande di te che esigeva qualcosa che non ha avuto. E il suo perdere la pazienza è davvero devastante. E non lascia spazio a parole o convivenze fatte di compromessi. E tutto pagato dagli incolpevoli. Riprendi a correre. Un cielo plumbeo. E un senso di resistenza. Non sai più nemmeno a cosa. Ma che speriamo appartenga anche a chi sta peggio. Ormai non si fa che pensare così.

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