Birra Messina vinci per noi



Estratto da: L'Ora Quotidiano del 9 dicembre 2014 


Un pezzo di ciò che mi è appartenuto. Questo, cari ragazzi, avete ripristinato con il vostro coraggio.

E la storia parte da lontano. Ma non voglio fare la figura dei vecchi che parlano della guerra.

Però per dirvi quanto vi stimo devo raccontare di frammenti di mosaico impolverato, quando eravamo ragazzini.

Io se mi metto a giocare a pallone adesso, sotto il picco del sole, alle due del pomeriggio di agosto, credo che mi vengano a prendere in coma cardiocircolatorio.

A quei tempi no. A quei tempi non so perchè ci faceva perfino piacere, giocare su discariche che chiamavamo “campo”. Piene di pietre, vetro e chissà che altro.

Nessuno di noi si è mai fatto male davvero, o forse sì. Ma non ce ne siamo accorti. Anche perchè poi il mondo ha bastonato anche peggio.

Però, ecco, c’erano queste partite, e c’erano ragazzini che le giocavano, no?

E non c’era distinzione di sesso razza o religione. Ribadisco. Sesso, razza, religione. Per i più duri di comprendonio. Ma manco di reddito.

E nemmeno di futuro ipotecato. Io non sapevo un cazzo di quello che la vita mi riservava, altri avevano la data di scadenza, o di condanna, penale e umana, ben scritta in faccia.

Ma questo non conta. Conta la posta in palio.

Ma voi lo sapete cos’è “u pierdipaga?” era una sfida. Basata su un principio. Chi perdeva la partita a calcio, pagava. E c’era una posta in palio. Birra. Chi perdeva pagava una bottiglia di birra alla squadra avversaria. Una bottiglia per ogni giocatore.

Non eravamo ricchissimi, e questo significava patteggiare la marca della birra. E spuntava sempre, o quasi sempre lei.

La birra Messina. Che era appunto, di Messina.

Era lei il trofeo. E pensatela tra le mani, ghiacciata, dopo una sfida infinita a calcio, fino alle otto di sera. U pierdipaga. Il perdi e paga.

La birra era uscita fuori produzione. Lo stabilimento qualche anno fa era fallito. I dipendenti erano finiti sul lastrico. A casa, con due righe di licenziamento.

Invece che abbattersi, dopo aver passato il normale sbandamento, hanno deciso di reagire. Hanno fatto una colletta cittadina, con cui partire.

Hanno rifatto lo stabilimento, che è diventato un birrificio artigianale. Con lo stesso marchio, birra Messina.

E questo non si fa, con chi ha il cuore debole. Perchè chi ha il cuore debole si commuove a vedervi salvare un posto di lavoro, a vedervelo fare con coraggio. Chi ha il cuore debole vi vede come chi ha salvato qualcosa di insignificante, per voi. Ma di importante, per noi.

Per una mandria di sciammannati. Che si riunivano alle due del pomeriggio. E sancivano “u pierdipaga”. E palla a terra, si partiva.

Questa banda dispersa, finita, in parte anche preda di brutta fine, ringrazia all’unisono.

Avete riportato la nostra infanzia ibernata. Dentro un bel bicchiere di birra. Messina.

Vi dedichiamo tutte le partite che vorremmo ancora giocare. E ovviamente vi sosterremo.

Grazie, al prossimo “pierdipaga”, chissà come e quando.

Leggi l'articolo ahttp://www.loraquotidiano.it/blog/birra-messina-vinci-per-noi/


Powered by Blogger.