Genitori 2.0


Estratto da: L'Ora Quotidiano dell'11 dicembre 2014 


Non so come sia un buon genitore. Non so che ingredienti mettere, nel calderone in cui tutti esprimono un giudizio, e vantano famiglie perfette.
Non so cosa significhi avere “un ruolo”, quando credo che sia bello, mostrare al sangue del tuo sangue le tue ferite. E fare in modo che non feriscano un figlio.
Io vedo genitori che sanno essere tali solo nella vita degli altri, vedo persone che sanno cosa fare solo quando a dover fare sono altri.
Come i generali, che guardavano le battaglie dall’alto, ma il culo se lo facevano i soldati.
Io non so come sia un buon genitore, ma credo debba lottare, difendere, proteggere. E piuttosto che far male, farsene.
Non so cosa siano i raptus, il troppo amore che uccide. Non so cosa sia un buon genitore, ma credo che sia una persona che con timore abilmente nascosto, lasci che il proprio figlio sbatta il muso da solo, come i cuccioli. Però non si metta in vero estremo pericolo. Come i cuccioli.
Forse lo vedo più di gesti, un buon genitore, di comportamenti concludenti. Anche di amore burbero, ma preoccupato.
Mio padre si è preso cura di me con questo modo di fare. Preoccupatissimo nelle mie prime uscite da neo-patentato, ma se telefonavo a casa per annunciare ritardi mi rispondeva scherzando: “telefonami solo se sei nei guai, ti hanno arrestato, o hai messo incinta qualcuna, se hai bisogno di soldi non mi telefonare, e nemmeno per dirmi a che ora torni!”.
Sembrava un modo duro di trattarmi, invece c’era amore, pazienza, attesa. Speranza che da figlio, se avesse avuto bisogno di me, ci sarei stato, e così fu.
Io non so come sia un buon genitore, ma vedo bimbi sinceramente attaccati a chi gli ha dato tutto, senza riserve. A chi ne ha fatto una ragione per andare avanti e sopportare umiliazioni e ferite, lavorative e umane, a chi ha rinunciato, per loro, a qualche futuro lontano, da loro.
In poche parole, a chi non gli ha fatto male.
Non so come sia un buon genitore, so come non deve essere. Assente, o peggio.

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