Quando nel fuggire perdi qualcosa



Estratto da: L'Ora Quotidiano del 10 dicembre 2014


Ci è sfuggito qualcosa. Non c’è altra spiegazione. Mi ricordo che mio padre era insegnante in Sardegna. A quattro anni lo andai a trovare, con un’anima sgombra da qualsiasi pensiero. Presi un aereo a Palermo. Partii da solo. Mi piacque, e mi piacque il seguito. La Sardegna non da copertina, fatta di mare, di un amico di mio papà che aveva una piccola fattoria piena di animali.

Mi ricordo la mia incoscienza, dovevano portarmi via da cani feroci che usavo allegramente come cavalcatura, da maiali carnivori, mi infilavo nel loro porcile. L’amico di mio padre rimaneva basito, quando alla sera radunavo le galline. Non ci riuscivano i cani. Io mi buttavo tra quelle centinaia di piume bianche. Le radunavo nelle stie a tempo di record. E non mi ricordo una paura.

Non me ne ricordo nemmeno quando vidi a Palermo i morti di mafia, quando imparai l’indignazione da mio padre, il suo volto di uomo a cui stupravano una città. Gli anni di piombo, il maxiprocesso, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Faceva male, ma non bastava. Mi ricordo, sempre più nitidamente.

Qualcosa si è cominciato a grippare con l’addio. Con il doversene andare dalla mia terra, ho sentito uno strappo, una lacerazione. Sulla nave osservavo la mia città che lasciavo per poter lavorare, addosso a me mettevo le mie mani, come se avessi perso qualcosa, come se in acqua si stesse sciogliendo una parte di me che non avrei recuperato.

Con le scelte, con il non sentirmi totalmente capace di dire come volevo il mio destino, ho sentito le ossa farmi male davvero, col primo far quadrare i conti, sapendo che se non stavo attento io, nessuno avrebbe fatto per me. Con il rimanere a galla o l’affondare, solo per colpa di un reddito. La mancanza di coraggio nel dire “non ce la faccio”. Lì ho sentito che stavo accusando il colpo.

Ho capito solo con uno dei miei ritorni a casa, poco tempo fa. Ci è sfuggito qualcosa. Era l’anima contenuta nelle radici che avevamo, che non ci lasciavano da soli.

Era la parte che faceva affrontare i draghi senza paura di perdere. Era la nostra parte pura. Più coraggiosa e meno incline a farsi scegliere.

Era un guardarsi intorno senza le pupille dilatate, chiedendosi cosa succede.

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