La strada verso una storia




Mi ricordo esattamente il momento. Stavamo andando in un paese dove c'è una mostra di fiabe. E faceva freddo, il freddo delle fiabe prima di Natale. Ogni tanto ti guardo per sincerarmi che non mi abituerò mai all'idea che tu sia accanto a me. Chi ha una autostima sdentata si chiede sempre "perchè proprio io?". Mi ricordo anche che stavamo ascoltando Ligabue. Fuori minacciava pioggia. Poi chissà perchè minaccia e non promette. Io credo che l'inverno sia una stagione adatta a capirsi, c'è più tempo per i silenzi, le giornate corte accorciano distanze e fiato. Mentre ti guardavo guidare, provavo a intuire le sagome fuori dal finestrino. accenni di case, silhouette di pali della luce. E un posto che mi piace forse perchè lo abiti tu. Eravamo i reduci di una guerra, i viaggiatori dell'ennesima collezione di biglietti. Le colonne sonore fanno pensare, i ricordi sono cicatrici che forse dovrei coprire con più peluria. E di colpo ho pensato che in fondo troppe volte ci ricordiamo solo le brutture, forse sono più adesive, ciò che ci ferisce sembra sia appiccicoso come la carta moschicida, ciò che ci fa star bene scivola via come olio tra le mani. Per un dolore si dimenticano mille bellezze. Ho pensato che quelle che chiamiamo ingiustizie sono solo deviazioni di un percorso. Noi siamo convinti di andare da una parte, ma non è quella giusta. Ho pensato che se veramente qualcosa mi aveva fatto male, se mi aveva portato lì, ne era valsa la pena. Non ci vedevo nulla di sbagliato, dalle filastrocche ascoltate da bambini fino all'ultimo addio dato da chi non ci amava . Ho pensato che soltanto una cosa mi mancherà sempre. Poter essere io e te l'inizio e la continuazione di una famiglia nostra. Ci è mancato lusso di poter decidere diversamente da essere due. Ma come si dice: non si può avere tutto dalla vita.

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