Pepe, Nelson e i buoni propositi


Estratto Da: L'ora Quotidiano del 1 gennaio 2015

Pepe guarda fuori e pensa che l’amore sia qualcosa che faccia muovere ogni uomo dotato di muscolo cardiaco. La passione non va uccisa e spesso l’assassino è il tempo che ormai ci sottraggono per l’angoscia di mantenere un lavoro o di trovarne uno. Pepe è saggio e sa che ci vorrebbe una tregua. Qualcosa che dia agli uomini la consapevolezza di essere ancora vivi. Durante la prima guerra mondiale gli uomini depressi dal lungo conflitto e dalle lontananze erano feriti prima di tutto dentro, e lo si vedeva dallo sguardo perso a centinaia di chilometri nel vuoto. Lo chiamavano thousand yard stare. Il termine tecnico per indicare l’oblio del loro vedere.

Pepe pensa alla galera che si è fatto, e pensa a un altro come lui, che per ideali di libertà ha patito le sbarre e le torture. Si chiamava Nelson. Nelson una volta disse che non aveva odio verso i suoi torturatori e aguzzini, gente che in carcere gli negava rispetto e dignità, che gli sottraeva cibo e lo umiliava. Diceva che la vita è fatta di ostacoli e che se era stato torturato la colpa era sua, che non aveva saputo sfuggire a questa difficoltà. E che non vedeva il motivo per cui lamentarsi.

Pepe pensa che ci sia molto amore, nel perdonare aguzzini, nel rinunciare a beni che accumuliamo fino alla bulimia, perchè qualcun altro ha bisogno.

È questa la base da cui ricominciare, o forse da cui non aver mai finito. Forse le prime perle di perdono tra i porci della condanna e dell’egoismo partono da qui. I primi rudimenti di dignità per buoni propositi di resistenza amara ma viva, emergono da due persone che sono state come il rock. Hanno avuto tanta rabbia e tanto passato. Pepe Mujica e Nelson Mandela, uno icona del popolo uruguagio, l’altro sudafricano. Uomini che hanno insegnato al mondo come vivere, come affrontare prigionie e come stare attenti al prossimo. Mujica ha rinunciato a uno stipendio di migliaia di euro, vive in una fattoria in piena umiltà. Ma è presidente di una nazione. Mandela è stato un leader, un leone che non è morto, si è solo addormentato.

Per noi, per il nostro resistere, ribellarci, pensare di lottare contro le ingiustizie, forse dovremmo ripartire da loro. Se hanno combattuto, perdonato e lottato per la libertà con questa tenacia, forse possiamo farlo anche noi. A volte gli illusi lo chiamano amore.

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