Urgenza



Vorrei spendere due parole buttate ad minchiam nell’aere, per chiarire il senso fondamentale di una parola: urgenza.
Per farlo ricorrerò ad esempi, in quanto il metodo empirico, detto anche Santommaseo, fa miracoli.
È urgenza quando vi state cagando addosso e siete in macchina a pochissimi metri da casa, allora prendete il vostro smarfon e messaggiate a vostra moglie in velocità “apri la porta immediatamente! Grado di dissenteria altissimo!!”.
È urgenza quando state trasportando un cuore da trapiantare a un aborigeno della foresta Amazzonica e mentre siete alla guida della jeep, il tomtom vi fa apparire la scritta “ndocazzostamo?” e avete solo il numero di cellulare del capo tribù, dotato di un vecchio Motorola che riceve solo sms, e tramite interscambio di messaggi, finalmente trovate la strada dell’accampamento.
È urgenza quando avete in mano i fascicoli che chiariscono i più grandi misteri d’Italia, elencati in ordine alfabetico da Abaco a Zuzzurellone, Da Bologna a Ustica, e state chattando con un magistrato influentissimo che ha deciso di ascoltarvi e iniziare una inchiesta che ripulirà tutta l’Italia dalla feccia, e mentre correte da lui, vuole sincerarsi che stiate bene.
È urgenza, se siete il caposcorta di Obama, che deve accompagnarlo al summit mondiale per decidere la pace una volta per tutte, e quel summit si tiene a Palermo e siete rimasti imbottigliati nel traffico biblico di Viale Regione Siciliana, coefficiente di possibilità di Sblocco nella scala ufficiale: non pervenuto perché anche chi misura il traffico è rimasto nel traffico. E allora quale caposcorta, avvisate tutti i potenti del mondo, mentre guidate, scorrendo la rubrica a uno a uno, da Aghajeiojsjjaffson (leader islandese) a Poroschenko (non è il cugino zoppo di Putin, si chiama proprio così, è Ucraino).
Ogni altra cosa che CI, sottolineo CI, perché siamo tutti così, fa prendere quell’aggeggio, lo smarfons, in mano per rispondere a qualsiasi messaggio, NON è urgenza.
Non è urgenza rispondere al sig. Kiseloincul (anche lui islandese), che ti scrive chiedendo chiarimenti sull’esegesi mistica del tuo ultimo post su facebook. Non è urgenza chattare come colomboni innamorati mentre la gente incastrata nel traffico, ci vede andare in macchina come testuggini che hanno abusato del Jack Daniels.
Non è urgenza parlare al telefono appoggiandolo tra la spalla e il braccio mentre si guida, con quel curioso effetto “paresi” o “colpo apoplettico”, che ci fa sembrare tanti Quasimodigobbidinotredame, freschi di patente. Tra l’altro la postura favorisce la direzione del volante verso il braccio appoggiante, pertanto l’andatura diventa sinusoidale.
Ora rileggiamo tutto quello che ho appena riportato, e ripetiamolo come un mantra. Cosa è urgenza e cosa no.
Vedrete che dopo il mondo vi sembrerà migliore, anche allanimaechitemmuort dei due-tre incrociati in questi giorni a cui ho pazientemente (eufemismo), fatto gentilmente notare che guidavano come se fossero privi di arti. E per tutta risposta mi hanno argomentato “ero al telefono, era urgente”, salvo poi scoprire che andare dal commercialista è una questione di vita o di morte. E sorvolo sulle altre storie.

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