Il temperatore di matite




David Rees è un cartoonist americano. E come tale si è inventato una americanata. I mericani so’ forti.

Cosa ha fatto il buon Rees? Ha messo su l’attività di “temperatore di matite”. Voi gli spedite la vostra matita a casa sua, lui ve la tempera a regola d’arte e ve la rimanda in una bella custodia di plastica con la certificazione che “l’affilatura è stata da lui eseguita secondo i più alti standard di qualità”.

Citando il grande poeta contemporaneo Edoardo Bennato: “ a questo punto vi starete certamente chiedendo…chissà stavolta questo dove vuole andare a parare”.

Ebbene io non scomoderò il detto palermitano “cu è chhiu cretinu, carnevale o ccù ci va d’appriessu?”, tradotto in italiano e attinente all’argomento sarebbe: chi è più stolto? Rees o chi gli manda le matite?

No perché gliele mandano. Ma io non voglio fare il solito criticone, perché questa mericanata porta in sé quasi l’inventiva meridionale, quella che tira fuori lavori dal nulla. Come diceva Luciano De Crescenzo, che non è quello che smarronava le gonadi a tutti con “ancora…aaaancorraaaaa perché iodaquellasseranonhofattopiùllamoresienzaete”, nel suo palazzo si erano inventate le figure lavorative collaterali. Oltre al portiere c’erano l’aiuto - portiere e il vice aiuto – portiere. Ecco siamo a questo grado di inventiva.
Temperatore di matite. E chest’è.
A questo punto io ho deciso di imitarlo. Mi invento anche io una professione.

Fruitore di cotton fioc.
Voi mi mandate i vostri cotton fioc, dopo che io ho passato una giornata in ambienti particolarmente insalubri per le vie aeree.

E poi io li uso e ve li rimando. In una custodia di plastica, in cui certifico che il cotton fioc è stato “usato secondo standard di altissima qualità”.
Se volete, voglio rovinarmi, il cotton fioc lo metto io, anche perché a volte con la matita ben temperata ho visto tanti farne lo stesso uso del suddetto bastoncino cotonato. Capisco se vedendomi per strada non mi saluterete.

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