Di bulloni e aerei persi





Enrico Ruggeri ama raccontare che la sua nascita è dovuta a un bullone. Se non si fosse rotta l’auto dove viaggiava sua madre, suo padre non si sarebbe fermato e non l’avrebbe aiutata dandole un passaggio per la sua destinazione. Ognuno avrebbe proseguito per la sua strada. E quel bullone era proprio la parte saltata.
Un professore lavorava lontano, doveva prendere un aereo per tornare dalla famiglia e dal figlio piccolissimo. Era tempo di elezioni e coincidevano col compleanno della moglie. Due giorni prima di partire si ruppe un piede, giocando a calcio con i suoi alunni. Uno sport che odiava. Appena la moglie lo seppe fece l’ira di Dio per farlo tornare a casa subito. Lui a malavoglia accettò. Ma non disse a nessuno del suo arrivo. Qualche sera dopo alcuni amici chiamarono preoccupati, chiedendo del professore. Sapevano che sarebbe tornato con un aereo schiantatosi su una montagna qualche ora prima. Ovviamente non era a bordo. Però su quell’aereo c’era una donna col suo stesso cognome, inoltre il nome aveva la stessa iniziale e con quella era stato scritto nelle liste delle vittime accanto al cognome scritto per esteso, Zanca G. G come Giovanni. Era il cinque maggio del 1972. Palermo, Montagnalonga. Quel professore è stato fondamentale, per tenere a galla un figlio sempre a rischio di annegamento in mezzo a mari emotivi poco calmi. Quel professore era mio padre.
È da poco tempo che ho capito. Non esistono destini, ma tessere di mosaico. Io ho cominciato a comporre il mio e non so quando lo finirò. Spero il più tardi possibile. Ma qualcun altro nel frattempo costruisce il suo. A volte le tessere sono talmente simili che le loro vite entrano nella tua, la invadono, ne diventano parte integrante, o rimangono l’ultima radice vera a cui sostenersi. A volte però è necessario che qualcosa le spinga nella tua direzione. Un bullone, un piede messo male, un biglietto aereo, che può servire, come dice il mio cantante preferito, per un lungo viaggio che non abbiamo mai usato.

Powered by Blogger.