Disfiziare



In palermitano c'è un termine molto efficace per indicare quando finisce una passione o un attaccamento. Disfiziarsi. Tendiamo a identificare lo sfizio come qualcosa che porta a provare qualcosa di profondo. Credo che disfiziarsi renda più in maniera coerente di "disamorarsi". Perché individua il punto. Quando un amore manda segnali di incrinatura si avverte una sgradevole sensazione. Sembra sempre che ogni gesto sia fuori posto. Nascondere quello che si vorrebbe dire diventa sbagliato tanto quanto dirlo. E inizia un ping-pong emotivo. Ogni errore viene subito pareggiato attingendo da un archivio. Dalle farfalle nello stomaco si passa alle ulcere. La paura di fare ci fa diventare innaturali. Mentre fatichiamo a capire. E mettiamo via frasi perché magari non sono più apprezzate. Il disfiziamento dovrebbe farci capire che forse è venuto il momento di valutare se siamo ancora sensati. E forse bisognerebbe fare come Michel Platini. Il calciatore che si ritirò a 32 anni in pieno fulgore agonistico e con tanto ancora da dare. Ma aveva capito che si era disfiziato. E non ha prolungato l'agonia. Salutando la platea senza una festa.

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