Dove smette tutto




Dove si smette, non so.
Forse nel non voler più prendere a calci un pallone per rimandarlo ai bimbi che giocano.
Forse lì.
Forse nel fotogramma successivo. Quando speriamo che uno di loro ci inviti a giocare. E staremmo anche in porta. Sulla sabbia di una spiaggia.
Dove si smette, non so.
Nello sbagliare il concetto. Dire "sono stanco". Fare della stanchezza una essenza definitiva. Invece di dire "mi sento stanco".
Forse si smette quando non si sa fare un cerchio perfetto del proprio stupore.
Quando il viso non è più un teatro frequentato da sorrisi. Che apre un sipario di denti.
Si smette nel non cercare la quadra. La soluzione a tutto e il lieto fine a favole sbagliate. Dove si smette è dove non si fa la caccia al tesoro dei sorrisi di un bimbo in un ospedale.
Dove si smette, lo so. Quando lo spettacolo di una giornata normale non è stato a contatto con sangue che ami. Si smette dove la giornata normale non è stata speciale. Perché conquistata a fatica. E tenuta lontana da mostri del buio che non sanno sorridere. Lì si smette. E non si calcia più il pallone indietro. Ridendo. O arrabbiandosi come bimbi. Se qualcuno caro accanto a te, lo ha calciato prima.

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