Ghostbusters



Eravamo io e un gruppo di amici. A Palermo c'è una casa che viene definita stregata. Si trova a Mondello. In quel periodo di età in cui la vita è bella e il fancazzismo non è da vergognarsi, decidemmo che saremmo andati e l'avremmo filmata. Da fuori naturalmente. Ma questo non bastò a lenire la nostra testadicazzaggine. Dedidemmo che se dovevamo fare gli acchiappafantasmi, bisognava farlo perdendo fino in fondo la dignità. Io ero l'unico con la patente, la mia macchina venne "travestita" da GhostbusterMobile, mettemmo dei pezzi di cartone attaccati alle fiancate. Volutamente scrivemmo sbagliato "gostbasters", poi mettemmo un telefono finto in macchina per le chiamate, e per fare gli scemi fino in fondo, visto che nei film americani avevano le ricetrasmittenti, noi mettemmo il telefono a disco della Sip. Sul cruscotto. Inoltre mettemmo la scritta anche sul tergicristallo e una torcia lampeggiante come sirena attaccata con la calamita al tettuccio della macchina. Per fare un vero e proprio documentario in stile "blair Witch Project", iniziammo a filmare dalla partenza della macchina, facendo ognuno la parte di un acchiappa fantasmi, Ricordo tutto, il filmato che parte, io che metto una musicassetta con la colonna sonora del film, cantata da Ray Parker Junior, e che faccio finta di ricevere una telefonata per una emergenza fantasmi. Ricordo che mentre filmavamo svoltammo per via Notarbartolo, e ricordo indistintamente la telecamera del mio amico che vira verso una volante della polizia e lui che esclama "cazzo!".
Ci fecero scendere dalla macchina mascherata, ad uso dei lettori dico che era forse ottobre, ma non certo Carnevale. Un poliziotto cominciò a guardare tutte le decorazioni, prese quella dal tergicristallo, guardò la scritta e poi noi con sdegno, buttandola a terra. L'altro poliziotto ci fece un cazziatone biblico sulla torcia-sirena che non può mettersi ad cazzum per gioco. Ricordo che in quel momento eravamo quattro teste di cazzo con la cresta abbassata. Il culmine fu quando uno di loro mi chiese i documenti: "lei è figlio per caso del professor Giovanni Zanca?", risposi sì, intravedendo la salvezza, "dovrebbe essere lo specchio della sua famiglia lo sa? Lui è il professore di mia figlia, chissà come sarà fiero di lei suo padre! Domani accompagno mia figlia e gli racconto le sue imprese, farebbe meglio a farlo prima lei".
Togliemmo tutto, il gioco era finito. Tornai a casa e lo dissi a mio padre, convinto che mi avrebbe fatto nero. Per tutto il racconto stette con gli occhi severi. Disapprovava col capo, sbuffava, esclamava "ma dico io...ma che combini?". Non appena smisi di raccontare, scoppiò in una delle più grasse risate che gli abbia mai visto fare. Mi disse "sei stato un coglione! Ma in senso divertente, in queste cose ti riconosco ancora di più come mio figlio, questa parte scema, infantile, ma non dannosa, sono riuscito a trasmettertela, io alla tua età ero più scemo di te! Quanto al resto, tranquillo a volte succede che magari qualcuno ti fa una paternale, ma non hai fatto nulla di male". Stavo per andare a letto, sollevato da lui e umiliato dalla situazione. Mi richiamò. "Ettore, scusa, un'altra cosa, non la perdere mai questa purezza nel divertirti, mai, non sporcare il tuo sorriso. Hai mille cose per cui ti sviterei quella testa, ma sono fiero di te, di come stai al mondo, buonanotte".


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