I particolari che si ricordano





Una libreria in ogni stanza, piena di libri, il marmo per terra, che col tempo si consumava. Una scrivania enorme, che sembrava il ponte di comando di una nave, e una carta geografica dell’impero Napoleonico.
Uscendo un marciapiede, con le macchine posteggiate sopra. Quando non c’era nessuna macchina giocavo a pallone. E mi sentivo protetto perchè stavo sotto casa.
Uno zaino giallo, un mio regalo. Una serie di villette a schiera.
I miei esami di maturità, il mare di Mondello.
La scuola e i miei compagni del torneo di calcetto, una spiaggia lunghissima, sabbiosa e io che odio la sabbia.
Una villetta in cui sono ospite.
Un appartamento in alto da dove si vedeva il mare, mi affacciavo spesso. Andavo all’università.
La palazzina dove abito ha quattro piani, sopra di me c’è un appartamento uguale al mio, ci vado spesso, ci vado per anni.
Case, gite, locali. Un locale una sera in una bella piazzetta.
E poi andarsene, cambiare vita, cambiare ruoli.
Sono particolari. Particolari che girano intorno a storie finite. Ognuno di loro arriva al dunque di un dolore che sembrava inenarrabile. Di una parte teatrale che sembrava prenderci come attori consumati.
Digiuni, sorrisi, incapacità di reagire. Il copione di chi viene lasciato.
Parti stanche, partenze annunciate.
E quando si arrivava a quel salutarsi inevitabile io guardavo sempre qualcosa che mi distraesse. Per questo di ogni momento di chiusura ricordo esattamente i particolari, erano la mia nenia per non pensare, il mio modo per dirmi che sarebbe passata.
Adesso di quello stordimento ne riderei. Adesso il dolore e la gioia, le storie e i progetti hanno il sapore del tempo che stringe.
Ma soprattutto, non guardo i particolari. Non mi metto a osservare i crateri del marmo, il colore del mare, gli scaffali di una libreria, mentre ascolto parole stanche che non vedono l’ora di uscire con la proprietaria.
E io che comincio a sgranare il rosario degli errori.
I particolari che ricordo mi creano un ghigno, e rivelano una grande verità.
Se ricordi tante piccole cose non ricordi l’essenziale. Quello che faceva da fulcro a tutto. Gli odori, la pelle, gli spazi accavallati, gli sprazzi di risa e di carne, la condivisione, il fidarsi, il porgere il fianco, il guardare i fianchi, il cingere in vita, la frase che ha fatto ripartire, lo svegliarsi prima per contemplare tutto, il chiedersi, il volersi, il non mollare, il far tardi, il non cercare scuse, il non tradirsi. E ancora di nuovo carne e centimetri di pelle accarezzata. No.
Ecco perchè. Mi spiego tutto.
Mi spiego perchè con te, da quando ci sei, non ricordo nemmeno un particolare per cui guardassi altrove. Nessuno.

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