Il morbo di Fabio Grosso



La sindrome di Messi. Con questa patologia, potremmo definire chi, nella vita fa sempre tantissimo, ottiene risultati inimmaginabili, ma poi suscita sempre quel sorriso a mezza bocca, perchè ha un cedimento, perchè non ha vinto tutto quello che doveva vincere. Come il calciatore blaugrana, gli affetti da questa sindrome saranno sempre costretti a dimostrare qualcosa, a uscire dal guscio di pulce, certo non con il reddito della pulce.
Chi invece si sente “u miegghiu, cà miegghiu r’iddu un cinn’è”, potrebbe invece avere la psicosi di Ibrahimovic, la convinzione egoica di essere indispensabile nella vita di ognuno. Che ovunque si vada si porti talento e capacità.
Però mi piacerebbe che chiunque inseguisse i propri sogni, ce la mettesse tutta per realizzare quello in cui crede, fosse affetto dal morbo di Fabio Grosso.
Perchè questo morbo riproduce il miracolo quotidiano di credere in se stessi partendo dai bassifondi e arrivando all’Olimpo.
Il morbo di Fabio Grosso, ci fa avere la stessa passione che ha animato la carriera dell’ex giocatore del Palermo.
Partito da squadre dilettantistiche e, con sudore, arrivato alla nazionale. E non contento ai mondiali.
E non ancora contento, oltre.
Perchè chi crede nei propri sogni non si ferma, magari chi lo sa, rischia quel tiro in più che prende la traiettoria giusta, perchè oltre alla bravura, un minimo di culo ci vuole, che diamine. E magari quel tiro riesce e fa centro. Come quando sei in semifinale contro una Germania, un totem che sembra imbattibile.
Da un lato sei felice, ma dall’altro corri e gridi “non ci credo, non ci credo!”.
La malattia porta anche ad essere incoscienti, perchè una volta che sei “sotto boffa”, ovvero nell’occhio del ciclone, ti stai divertendo troppo.
E allora con una faccia di uno che sta sbrigando una pratica catastale, ti avvii verso il dischetto del rigore più importante della tua vita.
E con la stessa faccia da pratica da sbrigare lo batti, perfetto.
E diventi campione del mondo. E finalmente la faccia da ragioniere si trasforma in quella di un infoiato.
Spero esista questo morbo, anche in chi insegue sogni più vicini al tombino che al paradiso,

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