Le parole sono pietre (il mio amico Nino)


Lo so, prima di me lo ha detto qualcuno più famoso. Ma è vero. Le parole sono pietre, che arrivano da lontano, viaggiano tanto. E hanno bisogno di restare ancorate al terreno, per arrivare intatte a destinazione. Hanno un compito ingrato. Tu sei in fase di nulla. Anzi diciamo proprio che stai cazzeggiando su facebook. E ti arriva un messaggio. Un tuo amico che non vedi da vent’anni.

"Ciao Ettore, scusami per questi pensieri molto sparsi, mi sono
venuti un po’ così e uso pochissimo i social network,
non amo facebook, non mi incuriosiscono
i blog, non riesco a scrivere mail chilometriche.
Insomma, il computer un po' m'abbutta. (mi secca).
Ti lascio studente più o meno precario (alla fine io neanche sono riuscito a
laurearmi), apparente eterno bambino, difensore cazzuto e col vizio del gol
(soprattutto quando te li facevo fare io), dalle zite (fidanzate) quasi sempre lasciato
(ma sempre adorato dalle stesse), e ti ritrovo padre, lavoratore
emigrato e...comunicatore di cose serie?!?
Sei forte.
Ci ha diviso il mio militare del 1993? da quel momento per me è cambiato
molto, ho sicuramente perso pezzi per strada, forse non ho creduto di
essere capace di continuare a tenerli con me.
Ho letto il toccante ritratto di tuo padre. Commovente. E pieno di
amore. E, pur avendolo visto poche volte, immagino che qualche
volta avrà potuto pensare: "Ettore, ma cu è 'stu sfacinnatu ca ti veni a pigghia
ogni volta per perdere tempo appriessu a un pallone? vabbè, ha la
faccia da bravo ragazzo come il mio Ettoruzzo, se sopporta nella sua
macchina il fetore delle magliette di mio figlio, o gli vuole bene o non gli funziona
l'olfatto .
Qualche notte fa ho fatto un sogno: forse dentro uno spogliatoio dopo
una partita, con me c'era Ettore Zanca, senza maglietta, e ci siamo
guardati, e mi sembrava più alto di venti anni fa (cit.) e il suo
sorriso era da uomo e siamo partiti l'uno verso l'altro per abbracciarci
e io gli ho detto "prima però mettiti la maglietta", e ci siamo
abbracciati. A lungo. E la mattina dopo, al ricordo di questo sogno, ho
provato un grande senso di serenità, di pace, di "ritrovo".
"Ritrovamento" mi sapeva troppo di bottino perso da rapinatori maldestri.
O forse il maldestro potevo essere io.
Ti abbraccio."

A questo punto ti avvicini alla finestra. Guardi fuori un paesaggio, che avresti voluto diverso. Magari al mare. E pensi che non ti vuoi diverso da così. Vivo, non vegeto. Che è sinonimo di vegetare. Però qualche fuga precipitosa da criminale maldestro, potevi evitarla. E potevi anche stare attento a non sfilacciare certi rapporti che non meritavano disattenzione. O forse è solo che se è vero che la vita è un fiume che scorre, succede che a volte, qualcuno non nuota alla tua stessa velocità. Un passo troppo lento o troppo affrettato e si perde il contatto. Però questi messaggi ti confermano che c’è vita, come un codice Morse a cui si risponde dopo anni, a naufragio avvenuto. O miutos deloi, la favola insegna, che la vita è un fiume che scorre. Ma sicuramente certe parole sono pietre a filo d’acqua, a cui aggrapparsi saldamente, per non dimenticarsi del tutto. E pensi a delle strofe di una canzone di Springsteen che hai sempre amato, Blood Brothers.

Ci perdiamo in lavoro da fare e conti da pagare
Ed e’ una corsa, corsa, corsa, e non c’e’ molto riparo
Senza nessuno che ti sta accanto, mio fratello di sangue

Ma le stelle stanno scintillando come qualche mistero da svelare
Continuerò a muovermi attraverso il buio con te nel mio cuore

Mio fratello di sangue 

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