Lettera dal fronte (ta-pum )




Ho sempre pensato che l'amore vero è una attenzione costante, un succedersi di gesti in cui non si cambia casa, sì, come una casa, una casa che ami e che non lasceresti mai, e se non lasci il posto che senti tuo, se non trovi nessun motivo per non amare quelle mura da anni, perchè non puoi fare lo stesso con una persona, anzi di più? Perchè se il posto dove vivi lo migliori, lo abbellisci, te lo godi aprendo le finestre ogni mattina, con qualcuno non è lo stesso. Forse per un problema di termini, allora più che amare, adorare, stimare e rispettare, dovremmo trovare un unico termine, abitare chi amiamo. Provare ad abitarlo il più possibile, fino a un concetto vicino al sempre, fino ad invecchiare insieme, in fondo non scopro nulla di nuovo, la forma più bella di amore è il mettere al mondo un figlio, che occupa e vive dentro chi lo ama, la propria madre, in fondo è già un abitare. Forse abitando si avrebbe più rispetto, non oseremmo mai nella casa che amiamo, rompere coscientemente e crudelmente qualcosa che ne testimonia la nostra presenza, un quadro, una cornice con una foto. E come si diceva nelle lettere scritte a mano dai nonni, nelle guerre mondiali dal fronte, io ti amo, così spero di te.

Powered by Blogger.