I gesti si fanno in silenzio




La foto che vedete sembra lontana da quello che scrivo, ma non lo è. Esistono silenzi che vengono elargiti per gesti che li sostituiscono, silenzi che invece si oppongono duri a una realtà che non si accetta. Poi ci sono silenzi che si danno perchè chi ci ha avvicinato lo ha fatto con l'intenzione di usarci, di farci del male. E quelli che arrivano per sfinimento, perchè non c'è altro da dire. La realtà è quella e ci tocca accettarla. Ci sono i silenzi da lavoro, in cui non si parla per il famoso "flusso", di cui parlava Daniel Goleman. Diceva che il flusso è uno stato di grazia in cui si congela il tempo e lo spazio. In cui scordi ogni delusione, dall'amore al lavoro, solo perchè sei ispirato in quello che sai fare meglio. I silenzi da poco tempo, in cui sei sempre a pensare a tutti i bisogni degli affetti primari, appena hai un'ora per te scappi a cercarti per stare da solo. Ogni silenzio porta in dote una verità, una conseguenza, una scelta. Il silenzio è il linguaggio dei gesti. Quando "facciamo" davvero qualcosa. Specie quando la facciamo per gli altri, non per forza bisogna sbandierare a tutti che ci stiamo prodigando. A volte l'accudimento più profondo dura pochi secondi, di un gesto tenero, o di qualcosa che dimostra che abbiamo saputo ascoltare. Come il gesto di questa foto. Siamo negli USA, ma potremmo essere ovunque, credetemi, questi gesti sono molto più frequenti di quanto crediamo. Un uomo in un ristorante sente la cameriera che parla con un collega, si lamenta che avendo pochi soldi non può andare a trovare suo figlio come e quando può. Un figlio piccolo che vive lontano da lei. L'uomo non fa una piega, prende lo scontrino con il conto e sotto scrive la cifra della mancia che lascia. Il conto è di nove dollari. La cameriera va a prendere il conto che l'uomo è già andato via. E ci trova 200 dollari di mancia. Con la seguente scritta: "Ho sentito che parlavi di tuo figlio, usa questi soldi per andare a trovarlo, grazie per il servizio". Che ci crediate o no, sono questi i mattoncini di buon senso. Quelli fatti di un impasto fatto di ascolto, gesti e silenzio.

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