Memoria e Custodia



La speranza è capire che siamo le ancore di salvezza di qualcun altro. Che ne siamo memoria e svolta. Possiamo cambiarli, nel bene e nel male. Nel nostro fare e non fare si nasconde la salvezza o la condanna di chi ci incrocia. Non è interamente così, ma le parole che diciamo e gli esempi che diamo, portano a strade che possono conservarsi a lungo ed essere indicate anche in futuro.
Dante schiaffava gli ignavi nell’Antinferno. Non meritano nè le gioie del paradiso nè le pene dell’inferno. Le azioni sono la nostra memoria, sono quello che eredita chi ci ascolta.
Noi invece ascoltando ereditiamo memoria.
Ascoltare non è solo recepire suoni, è sentire. Ogni parola deve arrivare allo stomaco, deve dare immagini, polaroid e ad alta definizione, non importa. Ma l’ascolto deve essere con cinque sensi. E così, solo così capiamo che chi ci parla si sta privando di qualcosa, di un pezzo di sè spesso difficile da tenere dentro.
Parliamo per indicare una strada, ascoltiamo per incidere memoria.
Ho imparato tra le mie incertezze. Che sono onde che trascinano al largo, allontanando o purificando l’anima. Le incertezze sono mare e onde. Salvifiche e assassine solo se ci lasciamo affondare. Le incertezze.
Ho imparato che tra le onde alte delle incertezze a guardare bene un palo conficcato sul fondale c’è.
È il compito che svolgiamo il più possibile per non fare di questa vita solo un manuale di istruzioni per lavastoviglie. Ma un bel libro da lasciare alla pagina che si spinge per fortuna ogni giorno più in là.
E allora cominci a capire ti attacchi a quel palo, aspetti che la tempesta finisca. Poi guardi un fondale finalmente pulito. Non si immagina nemmeno che tesori nasconde.
Trovi quella voglia di innamorarti che ti prendeva nella semplicità della povertà di un quartiere. Le parole che ha condiviso una donna che ha preso una direzione diversa dalla tua, che non immaginava la tua strada, e tu la sua.
Finire di parlare e quardare un orizzonte che altri ti hanno mostrato. Dicendoti “guarda dove sei”. E sei contento di dove sei. Oltre tutto.
Oltre quello che ti ha spezzato.
Scavando trovi chi ti spiega finalmente una verità che giaceva sotto la sabbia sotto di te. Come una tracina dispettosa.
Esistono genitori - contenitore e genitori veri.
I genitori-contenitore sono quelli che mettono solo al mondo un figlio e poi non sentono per lui trasporto.
E poi ci sono donne e uomini che per i bimbi non propri hanno vera e propria empatia, un trasporto che nella loro sofferenza porta alcune donne anche ad avere quasi i dolori del parto per avere visto soffrire un bambino.
Memoria, sentire, ascoltare.
Memoria è azione, memoria è custodire chi ti mette a parte di un dolore. Come se proteggessi tu dal potere esplosivo di frasi taglienti.
Ma finchè ci si parla sopra non avviene il prodigio, il gioco di magia che ci unisce.
Non si sentono le urla mai urlate. I canti di gioia ancora da cantare, la mimica tribale di chi ha appena ricevuto una vita nuova.
Se non ascoltiamo davvero, non memorizziamo e non conosciamo.
Se non parliamo, nessuno avrà il nostro archivio. Raccontare a qualcuno la propria storia, sperando che la faccia sua. Non significa imporre le nostre scelte, significa sperare di dire “ecco, questo sono io, posso rimanerti come una cicatrice, o andare via come una macchia, ma questo è quello che posso darti”. Essere custodi, non solo di chi amiamo, ma del mondo che porta.
Se non sentiamo, rischiamo di diventare sordi. E non mi riferisco all’udito.
Se non sentiamo con i cinque sensi, non c’è memoria, non c’è ricordo, non c’è una gioia che contagia anche chi è accanto, non c’è ascolto.
Se ci fate caso, le sensazioni che dà qualcosa di musicale.
Se non c’è ascolto, non c’è memoria, senza memoria non si danza più di gioia.
Forse è tutto qui.
Per questo gli illusi parlano, trasmettono, consegnano, archiviano, ascoltano.
Per questo.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte.

Dante Alighieri - gli ignavi 

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