The first - last song I wrote, o come cavolo si scrive





I diari di quando avevo diciannove anni. Non sono ricordi.
Niente tra i tredici e i diciannove anni è ricordo. Sono prove. Prove di reati.
Perchè riportarmi a quell’età è un reato. Un frullato di ormoni impazziti e digressioni filosofiche da uomo maturo, ma sfigato.
Prendete questo diario che ho tra le mani, per aver incautamente detto tra me “chissà cosa cela quello scatolone imballato da quando sono andato via da Palermo, più di tredici anni fa.”
Il reato più grande è quella sensazione di inquietudine, lo so che lì dentro sono scritte stronzate apocalittiche, esagerazioni da amori melodrammatici, storie che manco Capuleti e Montecchi. Padri ostili, madri che ti scrutano guardandoti come fossi un maniaco sessuale che gli violenterà la figlia, appena chiuso il portone.
Nemmeno la mia faccia da autocensurato mi salvava.
Ci sono frasi in cui mi dichiaravo apertamente, a una fidanzata che ora se mi incontrasse non mi saluterebbe, altro che ricordare con piacere i vecchi tempi.
Tralascio, perchè con questo scivoliamo nei reati gravi.
Torniamo ad alcune pagine che mi incriminano. Un racconto che scrissi con mano ancora ingenua, un uomo che incontra una ex fidanzata che si rivela essere un fantasma, lo vedo scorrere, la parola più aggraziata è una bestemmia. Penso che se lo leggesse adesso chi non mi apprezza potrebbe a buon diritto dire che promettevo di essere uno scrittore fallito già da allora, non avrebbe torto. Veramente illeggibile, perfino per me che l’ho scritto, ripudio questa creatura. Non è figlia mia.
Ma il peggio di tutti, la cagata fotonica deve ancora arrivare. Fu il periodo in cui mi convinsi che non conoscendo una beneamata fava di musica, potevo scrivere canzoni. E in quella pagina c’è la testimonianza. Che mi inchioda, vorrei eliminare il testimone scomodo, ma ho bisogno di lavare questa colpa. Ebbene sì sono stato io. Le parole che si leggono dopo sono mie. Una canzone che ho provato a scrivere.

Certe volte mi domando
Se davvero io ho vissuto
i miei giorni fino in fondo
E se ancora amerò

Cazzarola, a diciannove anni ragionavo come un novantenne, vedevo amori impossibili, incapacità di trovare un senso alla vita, dovevo ancora smaltire i Plasmon e mi atteggiavo a uomo vissuto.

E la vita scorre lenta
Con percorsi un po’ imprecisi
E noi sempre più indecisi
Continuiamo a stare qui

Eh certo, guardo il futuro con aria disincantata, oddio non è che abbia un patrimonio di ricordi proprio felicissimi, ma in quel momento non ne facevo un dramma.

Ad amare certe donne
E donare le illusioni
Che talvolta forse sempre
Sono delle delusioni

Credo che nemmeno Gigi D’Alessio in coma etilico possa concepire questa rima, sa proprio di sua canzone concepita in una pausa - bisognino.

Non può essere davvero
Il timore di star soli
Quando un sogno in mezzo al cielo
Ci costringe a grandi voli
Non sarò grande abbastanza
Per capire tutto, sai
Ma ho raggiunto una certezza
Io non sarò grande mai

Il ritornello si accoda al resto della canzone, che si potrebbe chiamare a buon diritto “accanimento terapeutico”.

Ed è giusto che ci sia
Una strada in più da fare
Se sognare costa poco
Prima o poi bisogna andare

Ecco qui già si intuiva la crisi, il classico panico da rima, si concepiscono le più efferate minchiate pur di fare combaciare la strofa, capita ai professionisti, figuratevi a un dilettante, qual io sono e fui.

Non può essere davvero
questa voglia di avventura
Che ci dona sensazioni
Che non sono di paura
Non ti chiedo di capire
Se vorrai restare o no
Ma ti chiedo solamente
Mi amerai almeno un po’

Qui a buon diritto può scattare la denuncia penale. Credo ci siano gli estremi. O hai vent’anni e sei malato di romanticismo o ti sei fatto di crack per scrivere una cosa simile.

Questa inutile canzone
Che ho provato ad inventare
È l’ennesima illusione
Un pensiero da buttare
È l’ennesima illusione
Non mi può mai far volare

La chiusura, penso che non l’abbiate letta perchè siete al cesso a vomitare, era credo la giusta corona del nulla che l’ha preceduta. Ma era giusto che confessassi, sono stato io.
Vado a distruggere le prove, se potete perdonatemi.
Penso che adesso si creeranno due scuole di pensiero.
Una quella dei cantautori, che diranno “molto meglio che abbia fatto lo scrittore, chi lo voleva uno così?”
L’altra quella degli scrittori che diranno “non poteva fare il cantante? Ma chi lo vuole uno così?”
Non mi pento dell'età che ho adesso. Giuro.



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