Weeks


Lunedì ho capito che se davvero si vuole comporre una incomprensione è inutile iniziare con "è colpa tua".
Martedì ho sorpreso una persona cara. Mi ha detto che è fiera dell'uomo che sono diventato. Inoltre mi ha detto che amare è prendersi cura. Tenendo puliti i posti in cui vengono le persone care. E mi ha detto che quando ci si prende cura davvero non si piange. Che se si cena con le lacrime agli occhi, perché tutto smette di avere un senso, bisogna andare via.
Mercoledì ho sentito una storia in cui una donna vedova che per tutta la vita si era rassegnata a ogni forma di solitudine, si era innamorata. E si vergognava di un sentimento giovane vivo in una donna anziana. E voleva la benedizione del figlio che temeva non approvasse. E poi mi ha detto che il figlio ha solo riso ed esclamato " basta che tu sia felice".
Giovedì ho scoperto che dai bambini si possono rileggere i fumetti dell'infanzia con una nuova sorpresa.
Venerdì ho parlato con una ostetrica. Non una qualsiasi. Lo ha fatto anche in Africa e mi ha raccontato di come per farsi visitare da lei, le donne facessero ore di cammino e dormissero davanti all'ingresso del suo ambulatorio. Mi ha raccontato la miseria unita alla dignità e le famiglie che sembravano branchi con rapporti istintivi e veri. Nel frattempo nasceva una bimba che aspettavamo più tardi. E alla mamma auguro tutto il bene nel e del mondo.
Sabato ho parlato di violenza sulle donne davanti a donne. Un evento dedicato a loro. E ho avuto il brivido di sentirmi dire da una di loro "grazie. Le sue parole mi hanno fatto capire che sono sulla strada giusta".
Domenica ho ricordato. E capito una volta per tutte quello che i miei genitori dicevano allo sfinimento. Casa è dove impari qualcosa. Più impari ovunque, più casa tua sarà ovunque.
Forse è per questa voglia di capire che non trova soluzione che non odio il tempo che passa. E meno che meno odio il lunedì mattina. A prescindere. Vorrei solo svegliarmi dove ho casa. Con chi ho casa. Il mio nido primario e le mie persone.


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