Il pianeta rotto




C'è vita su Marte? E ora non rispondete la solita minchiata: "sì, specie il sabato sera", la faccenda è seria. Un importante giornale ha descritto le 6 principali ragioni per le quali un giorno dovremmo prendere accorgimenti per recarci su Marte. Per prima cosa il viaggio. Dura sette mesi. Per cui scegliete bene i vostri compagni di strada. Altrimenti sai che palle. Il viaggio dura poco meno che uno spostamento nell'arteria principale di Palermo. Il sindaco ha messo a disposizione le sue strade per cominciare a fare simulazioni. L'atmosfera piena di gas di scarico di auto e umani è uguale. Seconda ragione: si può morire per uno schianto. Ci vuole un enorme paracadute gonfiabile per atterrare decentemente, La Nasa sta adattando tre camicie di Giuliano Ferrara alla bisogna. Attenti al freddo, poi, copritevi bene, portatevi un golfino, si arriva fino a meno 153 gradi, la notte. Le zanzare lì le mangiano come i calippi la mattina dopo. L'aria all'alba non è frizzantina, è un bidone di coca cola agitato da uno tsunami. Il golfino deve essere in lana di stufa a carbon fossile accesa. Trovate una soluzione su dove ficcarvi la canna fumaria. Strano a dirsi, nonostante l'ospitalità per cui è celebre il pianeta si può morire di fame, non l'avrebbe detto nessuno. La Nasa ha detto che si può ovviare al problema costruendo delle serre. No, non sono quelle che cantava Tiziano Ferro (di serre...nerreeeee, che non ce tempononcespaziogramapulafirulààà!!), le serre dove dentro ci sono le verdure. Solo che per irrigarle bisogna accontentarsi del riciclo dell'urina. Proprio così. Un sistema idraulico che purifica le pipì. Fate prima a rimanere sulla terra e pisciare sul nespolo in giardino. Come facevo io e i gatti, quando stavo a Palermo. L'intera famiglia trovava i frutti particolarmente gustosi. Si può morire soffocati o per una esplosione. E qui è facile. Se si vive in ambienti pressurizzati non bisogna scoreggiare. Non scoreggiate o siete morti. Molto meglio uscire e farvi un selfie all'aba davanti al sole di Marte. La morte sarà più indolore. Infine, si potrebbe proprio non arrivare, il viaggio lungo potrebbe produrre danni permanenti al cervello più di una traversata della Salerno-Reggio, di ferragosto, alle 13 e con tutti quanti partiti con la partenza intelligente. Quella in cui l'unico demente che non la fa, viaggia di notte e bello fresco a strade sgombre. Inoltre si avrebbero problemi di memoria e di incipiente deficienza. Voi dite: Ma che minchia ci andiamo a fare su Marte? No, appunto, avete ragione, a partire dall'incipiente deficienza a finire alla demenza diffusa, stiamo già messi bene qui, poi lo sanno tutti il proverbio: "su Venere e su Marte non si atterra e non si parte". Aspettiamo che il buco nell'ozono ci frigga tutti e risparmiamo il viaggio. Almeno qui ci si conosce  a menadito, un vaffanculo a un marziano come lo dai?

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