La Catedral




Non ho mai amato la vittoria facile, da guardare e da ottenere. Non ho mai amato il blasone, quell'aura grazie alla quale si appare sempre inappuntabili e dialetticamente perfetti. Non mi piace far parte di circoli, piccoli club in cui un dominus o una padrona di casa decidono un argomento e bisogna attenervisi. Così come non mi sono mai piaciute le finte trasgressioni, proclamarsi fuori dalle regole da una torre d'avorio, mi sembra solo un esercizio retorico. Per questo mi innamoro e mi attacco a chi ha difetti, a chi ad un certo punto si libera e magari spara in sequela un sacco di parolacce, solo per mostrare al mondo che ancora sa bestemmiarlo. Amo odori di pelle in chi amo, preferisco il richiamo fisico e atavico del contatto, del bacio sbattuto in faccia alle convenzioni, piuttosto che il sotterfugio delle slealtà rivelate solo se scoperti. I piccoli artifizi per dimostrarsi superiori. Per usare una metafora, in Spagna ci sono due squadre, una fatta da giocatori vestiti di bianco come le verginelle. Vincono, stravincono, ci giocano fior di campioni. La squadra preferita dalla casa reale. A cui tutto sembra dovuto, il Real Madrid. Come se non bastasse, chi va a giocare al Santiago Bernabeu, il loro stadio, da avversario, subisce anche il Miedo Escenico. La paura fottuta di giocare in un contesto solenne, a cui devi rispetto. Come entrare in teatro. Viceversa, esiste una squadra che ha giocato in un catino infernale per tanto tempo. L'Athletic Bilbao. La squadra basca per eccellenza che vede il Real come fumo negli occhi. Il loro stadio, Il San Mames, viene definito "la catedral". Molte volte il Real ha giocato al San Mames, contro una squadra interamente basca, molte volte è stata sonoramente sconfitta. Fregandosene altamente di timori reverenziali e miedi escenici vari. Pure adesso, che i biancorossi di Bilbao hanno uno stadio nuovo, questa paura delle verginelle bianche non c'è mai stata. Ecco, io preferirei mille volte il San Mames, allo stadio e alle usanze da salotto del Real. Questione di istinti atavici. Il mio si sporca di fango, spolmona corre e gira. Pur non avendo il talento ben vestito e presunto di qualche fenomeno, rimane contento e felice. Pure quando gira storta. Preferisco la mia Catedral.

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