In Trattoria


Che dire? Era una volta che volevo fare pace. Quattro anni lontano dalla mia Palermo. Ci avevo litigato, perchè mi aveva costretto ad andare via. E io troppe volte avevo avuto questo gusto aspro della cacciata. Per lavorare dovetti dirle addio, e lei senza la minima piega mi aveva salutato. Da città sempre affezionata a chi la violenta. Era un giorno che avevo deciso di stare da solo. E non si lascia mai uno a tracimare ricordi. Decisi di andare nel posto dove mio padre trovava pace. Una piccola trattoria sul mare, a Trabia, vicino Palermo. Un posto dove andava volentieri. e tormentava i camerieri con la sua pizza che doveva essere fatta "con il salame sotto la mozzarella, e poi un filo d'olio ma appena uscita dal forno, olio al peperoncino, mi raccomando". Tanto che ne fecero una così, chiamandola "pizza alla Giovanni". E poi i primi tempi quella trattoria gli piaceva così tanto, ma "peccato che non hanno l'amaro Averna". Fino a che il proprietario, sfinito, ne comprò una bottiglia che apriva solo per lui. E mio padre non gli credeva. Tanto che misero un segno con il pennarello indelebile, per dimostrare che il livello non veniva intaccato fino a che non ritornava. Non tornavo a casa dalla sua morte. E decisi di sfidare ogni malinconia. Andai alla sua trattoria. Con una canzone nel mio lettore mp3. Io per farmi male davvero ho bisogno di una colonna sonora. Mi sedetti al suo tavolo. Ordinai la sua pizza. Una giornata morta. Davanti al mare, dalla ringhiera, gli dissi che avevo bisogno di parlargli. Che era un momento in cui mi stava cambiando tutto, ed era l'unico che poteva dirmi qualcosa. Poi mi misi a sentire quella canzone. Che non riesco a sentire mai interamente. Era come averlo affianco a me, come farsi scompigliare i capelli, come sentirlo dire ancora: "sei una testa di minchia, ma che bene che ti voglio". Era forse solo un'impressione. Il cameriere mi mise una mano sulla spalla, feci finta di essere raffreddato. Il proprietario mi riconobbe, e mi portò una bottiglia, era il suo Averna. Ancora con l'ultima tacca, dell'ultima volta che era venuto. cinque anni prima. Ci sono ritornato un'altra volta. Era tutto cambiato. Camerieri, proprietario. Resta solo quella canzone. Di un cantante che non seguo spessissimo, ma che è riuscito a farsi ricordare per sempre. La canzone è "in trattoria" di Fabio Concato, chi vuole la ascolti. Dedico questa canzone alle poche persone che amo davvero con tutto me stesso. Che mi conoscono al punto da sapere "che non ho perso il gusto di smarrirmi e di cercare", ma ci saprei tornare in quella trattoria, veniteci con me. Quanto a te Giovanni, papà, a distanza di tanti anni, sappi che non si fa così, non si lascia una bottiglia di Averna mezza piena, Lo dice la tacca, non si va via così, senza che si possa ancora mangiare e parlare io e te. Sei una testa di minchia, papà, ma che bene che ti voglio.

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