La terra di nessuno





In gergo calcistico questo termine mi è sempre piaciuto. La terra di nessuno. Si intende quella zona del campo in cui il portiere ha provato ad arrivare, ma rimanendo a metà della decisione. Per cui il suo avversario ha la porta scoperta e lui non può più tornare indietro. Nella vita il trovarsi nella terra di nessuno è un rischio, ma a volte può essere un rischio affascinante. La terra di nessuno è quella dove ci si trova quando magari si è innamorati. Ma non si è trovato il coraggio di confessarlo a chi si dovrebbe. Inizia una serie di dialoghi studiati, di pose, di attenzione a un copione immaginario e personalissimo. Un girare intorno per una vergogna effimera, quella di ammettere che si hanno sentimenti, la terra di nessuno è quella di chi perde un lavoro e le inventa tutte pur di non soccombere, quasi come un portiere che diventa acrobata pur di rimediare a una situazione disperata, la terra di nessuno è propria di ogni essere umano che non accetta un destino che la vita gli impone e prova a piegarlo, sperando che non sia una sbarra di acciaio, che si opponga meno di quanto sembri. La terra di nessuno è in agguato per chiunque. In quei casi è essenziale non avere un ruolo, ma essere. Prima di tutto una brava persona. Così ad esempio disse Iker Casillas, portiere del Real, cacciato dalla squadra dopo più di venti anni di carriera. Alla conferenza di addio ha detto: "spero che a Madrid la gente si ricordi di me perché sono una brava persona, prima di tutto". Esatto.

Powered by Blogger.