Ringo e la colazione




Si chiamava Ringo.
Un gatto le cui gesta sono rimaste scolpite nelle narrazioni della mia famiglia. Nessun nuovo adepto che aderiva alla nostra tribù, venne risparmiato dal raccontare di lui. Si narra che una volta mio papà e mia mamma lo videro che sembrava fare flessioni su una sbarra. Si divertirono a guardarlo ignorando che il felino si allenava per aprire la maniglia del forno. Cosa che fece puntualmente il giorno dopo. Razziando tutto. Una volta mio nonno stava lavando un pesce. Lui dichiarò a verbale di avere solo sentito un refolo di vento. E poi si è reso conto di starsi solo lavando le mani. La primula di pelo aveva colpito. Passando in velocità sotto il rubinetto. Ma il sublime era la mattina. Ringo faceva colazione al bar. Proprio così. Usciva insieme a mia nonna che andava al suo negozio, prima di cominciare la sua giornata piena di impegni, ordinava un brioss. Non chiedetemi come. Ma il barista sapeva e lo serviva. Consumata la colazione andava via. Poi passava mia nonna a pagare. Questa usanza un giorno finì. Mia nonna si accorse che il conto del bar era diventato salato. A dispetto della dolcezza del brioss. Si fecero alcune ipotesi sull'aumento. Ringo aveva uno zio ghepardo venuto a trovarlo dalla savana, ogni mattina gli offriva cinquanta chili di brioss al sapore di gazzella. Oppure Ringo mangiava brioss farcito con caviale e innaffiato da Dom Perignon. Alla fine si arrivò alla conclusione più logica. Il conto era stato gonfiato dal barista. Forse per questo mia nonna ha sempre amato più le bestie, adorato nipote compreso, che gli uomini. All'avidità umana, preferiva di gran lunga la golosità felina. Già.

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