Si parte da zero




Caro amico mio
A volte ti immagino lì, incancrenito nella nostra città che tanto amiamo e che tu, ancora senza lavoro, ti ostini a non lasciare.
Ti ho criticato spesso, per mentalità retrogada, per incapacità di crescere, per mancanza di fame. Tu non parti e stai ancora lì.
Tutte minchiate amico mio.
La terra che si lascia si dice che faccia un vuoto, tu parti e dentro di te ti si svuota tutto. Non è vero. Invece è vero il contrario, che si riempie qualcosa che non si svuota più.
Diventerai prenennemente innamorato di una terra che non ti vuole, diventerai pieno di quel mare, quel sole e quella salsedine che ti danno una sensazione di rilassatezza.
Sai che i gatti prima di morire alzano il naso al cielo? Esatto, sì, sai perchè?
Perchè cercano di captare gli ultimi odori per portarseli con sè, chiudono gli occhi, diventano sordi, concentrano tutto sull’olfatto.
Quello che ti frega, l’odore. Schiavizza verso donne che si sono amate, verso posti che ci hanno visto nascere.
Caro amico, che errore hai fatto?
Non lo so, semplicemente tu non ti sei svuotato della terra che ti arricchisce e uccide ogni giorno.
Io ne ho preso un pezzo. E ho cominciato a coltivarlo.
E lo tengo in una serra emozionale con un sole artificiale.
E ho scoperto nuovi odori, come un leone trasportato in una savana non sua.
Sono belli, interessanti, ma non sono i miei odori.
Ho imparato un nuovo amore, quello che volevo, ma ha un prezzo.
Si parte da zero, sembra assurdo, ma io sono lo zero da cui partire.
La mia serra da guardare ogni sera.
E il mio addormentarmi come un po’ morire.
Ogni sera, felice e triste, sensazione inenarrabile, io amo, dormo, fatico.
Ma prima di chiudere gli occhi faccio come tanti gatti, come quelli a pelo nero che tanto amo.
Reietti come me.
Alzo il naso, sordo e cieco. Chiudo la mia serra emozionale, e mi godo quel granello di sale e di mare che da lontano, troppo lontano arriva.
Notte amico mio, non c’è un vuoto, ma un pieno di terra assente e di vita diversa.
Va bene così.


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