Al Aziz - la splendida



Comu na fimmina, come una donna, così ti hanno battezzata. Basta solo il nome Al Aziz, in arabo, la splendida, in italiano è La Zisa, un quartiere di Palermo, dove c’è un castello, un palazzo.
Io ci abitavo dietro, avevo un gioiello messo in una via, un diadema. Risalente al 1165, voluto da Guglielmo I, il Malo.
Un castello con uno splendido giardino, Riprodotto recentemente, con giochi d’acqua, e quello stile, splendido, unico.
Come da bambino sono tornato qui, a guardare, il posto dove sono nato. Ora più che mai intriso di una storia che mi manca, come mancherebbe questa bellezza che Palermo riserva nonostante tutto, proprio tutto. Tornare qui è un sensuale torturarsi. Una volta ci feci una rima, su questa città buttana, che si concede a chi le vuole male e non guarda chi la ama. Ti taliu e sì biedda, u to’ sapuri è duci, quannu ti lassu, mi pari r’esseri n’cruci. Ti guardo e sei bella, ti assaggio e sei dolce, a lasciarti mi sento messo in croce.
Come da bambino sono venuto a guardare la volta del palazzo. Un palazzo geniale, che aveva acqua corrente dentro le stanze, per trasformare l’aria umida in fresca. Aria condizionata ante litteram.
Dentro la sala della fontana c’è un dipinto, che guardo sempre incantato, come quando ero bambino, con la mia mano dentro quella di mio papà, non mio padre, mio papà.
Sopra la volta, i diavoli della Zisa. Che manco diavoli sono. Sono gli Dei dell’Olimpo, e manco tutti. Guardano da sopra la volta, nella tradizione sono diventati diavoli. Leggenda vuole che il 25 marzo prendano vita, si muovano. Questo perchè in quel giorno, bisognerebbe provare a contarli, non riuscendoci. Non si riesce a contarli. Perchè se ci si riesce, si scopre un tesoro incantato. Frutto della morte di due amanti, che vedevano ostacolato il loro amore. E poi quello lì Scespir, shaksipr, comu schifia si chiama, vuole fare credere di essere originale, noi già prima facevamo amori contesi.
Se si riesce a contarli, se il miracolo avviene, l’incantesimo si spezza, si scopre un tesoro. Fin qui nulla di male, anzi, fortunato chi ci riesce, ma si dice che pure la fame a Palermo finisce dopo. E questo non lo so se è possibile. Magari baratterei la fine della mafia con la fame, ma questa è fantasia mia.
Ora che sono qui ho provato a contarli, ‘sti benedetti diavoli, però c’è vento, e mi sembra che si muovano. E pure pioggia c‘è, ma da quando piove dentro un palazzo?
Infatti non piove, sugnu iu, sono io. Sono lacrime, piccole perle salate che spesso mi vengono quando mi manca il mare, così ne sento il sapore.
Non riesco a contarli, manco oggi divento ricco.
Però cari diavoli, mi sa che voi fate un altro incantesimo, dite la verità.
Da chi se ne è andato a lavorare fuori da questa terra, voi non vi farete contare mai. Perchè magari quando vi contano non tornano più. E invece voi volete che torniamo. Un pochino per sfregio, per vedere la bellezza di questa città e poi doversene andare. Un po’ perchè ogni tanto, di chi ama questa città senza condizioni ne avete bisogno. Una notte o due. Giusto per tastare carne innamorata, poi ognuno per la sua strada.
Ci provo a contarli di nuovo, uno, due…lassamu pierdiri. Lasciamo perdere, mi lascio perdere, avete vinto.

Powered by Blogger.